Luca Pontarolo, Autore presso Pontarolo Engineering

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Ottobre 14, 20210

Uno degli aspetti più interessanti del Superbonus 110% riguarda gli interventi di demolizione e ricostruzione che permettono di sfruttare in concomitanza l’Ecobonus e il Sismabonus.
Molti nostri clienti si trovano a dover scegliere come ricostruire il proprio edificio o abitazione rapportandosi con diverse scelte disponibili, senza aver chiaro il tipo di tecnologia costruttiva che sarebbe meglio utilizzare a seconda delle casistiche.

Abbiamo voluto quindi creare un elenco di punti fondamentali da tenere in considerazione per poter arrivare ad una scelta adeguata dei prodotti per la demolizione e ricostruzione del proprio edificio.
Tali aspetti elencati di seguito sono vantaggiosi da un punto di vista economico, ambientale e di qualità: velocità di costruzione, materiali certificati CAM, prodotti di qualità, reperibilità dei materiali, isolamento termico ed impatto ambientale.


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Velocità di costruzione


Una delle sfide più frequenti per poter accedere al Superbonus 110% nel caso di una demolizione e ricostruzione è quella delle tempistiche: rispettare la scadenza attuale del 30 Giugno 2022 risulta alquanto difficile nel caso in cui i lavori non siano già iniziati.
È quindi di fondamentale importanza utilizzare una tecnologia costruttiva che renda la realizzazione del fabbricato semplice e veloce.
I sistemi prefabbricati in legno permettono un celere assemblaggio in cantiere, ma al contempo richiedono una lungo tempo d’attesa per la fabbricazione. Il tempo totale di consegna ed installazione può quindi eguagliare o addirittura superare quello di una costruzione tradizionale.
Una struttura tradizionale in calcestruzzo o mattoni è lenta da posare; inoltre, sono necessarie altre lavorazioni dispendiose in termini di tempo per portare a conclusione il cantiere, come l’installazione successiva del cappotto e lo scavo delle tracce fondamentali per l’inserimento degli impianti, andando così a demolire in parte la parete appena creata.

Il Sistema Pontarolo, invece, permette di posare i blocchi cassero Climablock e l’armatura di un intero piano in breve tempo, con le stesse tempistiche necessarie alla preparazione dei pannelloni, con il vantaggio però di non doverli movimentare e pulire in seguito. Il riempimento in calcestruzzo viene infine effettuato rapidamente.
Un altro beneficio significativo è dato dal fatto che l’isolamento termico è già integrato e – di conseguenza – per l’installazione del cappotto, è sufficiente un tempo che corrisponde a meno di un’ora al metro quadro. Inoltre, la struttura interna per le contropareti in cartongesso è già inclusa nel cassero e ciò consente di risparmiare ulteriori giorni di lavorazione. Gli impiantisti, in aggiunta, possono procedere più rapidamente all’installazione degli impianti, che si inseriscono facilmente e senza demolizioni nello strato di polistirolo.
Lo dimostra l’ultimo lavoro eseguito con il Sistema Pontarolo a San Vito al Tagliamento, che, in soli 71 giorni di calendario dall’inizio dei lavori, ha visto installato il tetto in un condominio di 3 piani e 7 unità.


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Materiali certificati CAM


Per accedere al Superbonus 110% mediante demolizione e ricostruzione è necessario l’impiego di materiali idonei. Il Decreto Legge 19 Maggio 2020 n°34, il cosiddetto “Decreto Rilancio”, impone l’uso di prodotti che rispettino dei Criteri Ambientali Minimi, i cosiddetti CAM, aggiornati con il Decreto Legge dell’11 Ottobre 2017, scaricabile al seguente link.
È indispensabile richiedere le certificazioni del rispetto di tali criteri a tutti i fornitori di materiali.
I criteri introdotti vogliono infatti porre dei requisiti necessari alla tutela dell’ambiente e della salute, come  l’assenza di sostanze pericolose SVHC all’interno dei prodotti utilizzati e l’utilizzo obbligatorio di materiali che siano – almeno secondo una percentuale stabilita – riciclati.

Il Sistema Pontarolo fa parte dei prodotti isolanti in EPS e rispetta tutti i criteri CAM imposti dal decreto. Per approfondire ulteriormente la certificazione dei nostri prodotti è disponibile questo nostro articolo sui Criteri Minimi Ambientali.


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Prodotti di qualità


Un intervento di demolizione e ricostruzione, a seconda dei casi, permette di accedere ad un bonus fiscale piuttosto generoso, che talvolta può coprire gran parte della spesa. Vale quindi la pena utilizzare sistemi e prodotti di qualità per la costruzione di una nuova casa, in modo da valorizzare ancor di più l’investimento. È perciò consigliabile affidarsi a fornitori certificati ISO 9001, che garantiscano un controllo elevato e continuo della qualità di produzione.
Non solo. Le operazioni di posa in cantiere svolgono un ruolo fondamentale per ottenere un edificio di qualità, senza ponti termici, infiltrazioni o errori strutturali. Ecco perché un sistema costruttivo semplice ed efficace è sempre la scelta più sicura.
A volte una costruzione tradizionale, anche se pratica, può non risultare qualitativamente adeguata, perché il risultato finale è  vincolato dall’esperienza e precisione del muratore. È sicuramente preferibile scegliere un sistema che non dipenda dalla qualità della manodopera, ma che sia di facile utilizzo e che renda la possibilità di errore ridotta al minimo. Il Sistema Climablock è stato creato, infatti, con l’obiettivo di essere immediato ed intuitivo per risolvere questa problematica. Grazie all’incastro degli elementi si crea una continuità di isolamento e, a meno che non si tratti di una scelta intenzionale, non è possibile dare origine a ponti termici.


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Reperibilità dei materiali


Una delle problematiche principali dell’attuale periodo storico post-pandemico è quella della carenza di materiali. L’attuale richiesta di prodotti e materie prime – spianta anche dal Superbonus 110% – è molto elevata e difficilmente soddisfatta. Nel mercato edilizio questo è un grave problema per investitori ed imprese, che hanno difficoltà non solo nel rispettare le scadenze, ma anche nel rientrare nei costi previsti.
In particolare, si riscontra un’estrema difficoltà nel reperire materiali isolanti come le lastre tradizionali da cappotto, le quali, oltre ad essere ormai quasi introvabili, implicano una spesa sempre più elevata.

Utilizzare il Sistema Costruttivo Pontarolo è la soluzione più efficiente, in quanto il materiale isolante è già incluso nel sistema costruttivo e non comporta difficoltà di reperimento, a differenza delle lastre in EPS da taglio.



Isolamento Termico


Isolare termicamente l’edificio è una prerogativa importantissima di ogni demolizione e ricostruzione. Il miglioramento della classe energetica, infatti, è necessario per poter ottenere il bonus fiscale, ed è direttamente legato all’isolamento termico della struttura.
È quindi vantaggioso scegliere lastre isolanti di grande spessore per ottenere un valore di trasmittanza il più basso possibile: spessori di soli 2 o 4 cm sono generalmente non sufficienti, in particolare al nord d’Italia, e si rischia di rendere inutile o poco funzionale l’intervento. Ecco perché con il Sistema Costruttivo Pontarolo consigliamo nella grande maggioranza dei casi di utilizzare i blocchi Climablock con spessori di almeno 6,4 cm + 12,4 cm, che garantiscono una trasmittanza U di 0,168 W/m2K, fino ad arrivare a spessori di 6,4 cm + 18,4 cm con una trasmittanza U di 0,127 W/m2K.

Oltretutto, è opportuno porre attenzione anche alla trasmittanza degli infissi e all’isolamento utilizzato nelle strutture orizzontali, come nel tetto e nel pavimento a contatto con il terreno.
Nell’eventualità in cui fosse necessario creare anche un vespaio areato a contatto con il terreno, un approfondimento è presente a questo link, dove si comprende perché utilizzare il Sistema Isolcupolex sia la soluzione più vantaggiosa.




Impatto ambientale


Il miglioramento della classe energetica del patrimonio edilizio è l’obiettivo principale dell’Ecobonus, che mira a ridurre l’impatto che le nostre costruzioni hanno sull’ambiente.
Attualmente, la sostenibilità ambientale è infatti un tema di estrema rilevanza, ed è perciò di grande importanza e di interesse per tutti che gli effetti delle nostre opere sul territorio vengano ridotti al minimo.
Ci sono due aspetti principali che bisogna tener presente quando parliamo di sostenibilità nel ciclo vitale di un edificio:

  • La fase di costruzione (in questo caso specifico di ricostruzione) e di utilizzo dei materiali e sistemi costruttivi
  • I consumi energetici nel periodo di utilizzo

I criteri di valutazione in fase di ricostruzione (che partono già dalla progettazione) riguardano: il consumo dei materiali e delle risorse sia idriche che energetiche, gli impatti ambientali, la reperibilità e il trasporto dei materiali al sito, lo smaltimento degli scarti, la controllabilità e regolazione delle prestazioni dell’edificio.
Non è semplice riuscire a valutare tutti questi aspetti, per questo è consigliabile affidarsi ad aziende e sistemi costruttivi certificati.
Il rispetto dei criteri CAM è d’obbligo per ogni lavoro di demolizione e ricostruzione, se si vogliono ottenere i vantaggi del Superbonus 110%, ed è un buon punto di partenza in quanto prevede l’utilizzo di materiali riciclati e non dannosi per l’uomo e per l’ambiente.
Esistono inoltre altre certificazioni, come l’EPD (Environmental Product Declaration), che si basano su studi LCA (Life Cycle Assessment) dei materiali e delle lavorazioni e per ogni prodotto indicano i molteplici valori impattanti per l’ambiente come le emissioni di CO2, il consumo del suolo e di acqua ed altri criteri.
Affidarsi ad aziende dotate di queste certificazioni permette quindi intraprendere scelte più consapevoli e rispettose per l’ambiente.

A questo link potete visionare il certificato EPD del nostro Sistema Climablock per confrontarlo con altri sistemi costruttivi.

I consumi energetici sono invece più semplici da stimare: basta infatti fare una valutazione della classe energetica che rappresenta un’effettiva indicazione dell’energia utilizzata, e di conseguenza dell’impatto, che l’abitazione può avere durante il suo utilizzo.




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Settembre 2, 20210

Quando si parla di comfort abitativo si intende quella percezione di benessere psicofisico che si prova quando ci si trova all’interno di un’abitazione. Per ottenerlo è necessario fare la giusta scelta costruttiva che permetta di assicurarsi ambienti di qualità, incentrati su diversi fattori che influiscono sul comfort interno.
In particolare, si può intervenire su 5 principali fattori che riguardano la temperatura, la qualità dell’aria (ventilazione), l’acustica, l’illuminazione e il design.

Di seguito abbiamo raccolto una serie di “regole per il comfort abitativo”.



La ventilazione meccanica controllata


La qualità dell’aria è uno degli elementi fondamentali e soggetto di numerosi studi. Al giorno d’oggi è importante avere un sistema meccanico di ricircolo dell’aria: la VMC (Ventilazione Meccanica Controllata) non è solo un mero sostituto del più classico “aprire le finestre di casa”, ma permette in maniera controllata di rinnovare continuamente l’aria e controllare l’umidità interna nei vari ambienti di casa, filtrandola per impedire l’entrata dell’inquinamento esterno, di polveri o pollini. L’elevata qualità e pulizia dell’aria dentro casa è un fattore percepibile che si traduce in una costante sensazione positiva, oltre al fatto che con un ricircolo controllato dell’aria si abbattono le dispersioni di calore e si riducono – di conseguenza – anche i costi in bolletta.


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La temperatura delle pareti


La temperatura delle pareti ha un enorme impatto sul comfort di una stanza. Come quando sediamo di fronte ad un fuoco e sentiamo il calore sulla pelle, allo stesso modo anche in casa possiamo percepire il calore emesso dai muri attraverso il fenomeno di irraggiamento. L’irraggiamento è la trasmissione del calore attraverso onde elettromagnetiche, come nel caso del sole con la terra. In maniera più lieve, il nostro corpo viene irradiato dai muri, e se la temperatura di questi è tanto diversa da quella dell’aria interna alla casa, si crea una sensazione di non-comfort.

L’isolamento termico dei muri è quindi un fattore di primaria importanza assieme al valore di smorzamento dell’onda termica: questo risultato si ottiene grazie a pareti ben isolate e con massa elevata massa, come quelle realizzate con il sistema costruttivo Climablock.


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L’illuminazione


Anche un’illuminazione ben studiata può portare ad un miglioramento del benessere abitativo. La luce naturale è un potente strumento, ma è bene arrivare ad un apporto luminoso equilibrato per evitare che troppa luce surriscaldi gli ambienti interni. Per questo è importante prevedere sistemi di dosaggio dell’illuminazione, soprattutto negli ambienti dove fa più caldo. Un’ideale disposizione delle stanze e delle finestre (da Est al mattino, Sud e infine Ovest) permette inoltre di avere una buona illuminazione durante tutta la giornata.


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Il comfort psicologico


L’ambiente dove viviamo è a nostra immagine e somiglianza. Uno dei principali fattori che influenzano la sensazione di tranquillità e benessere psicologico è sicuramente quello di vivere in una casa in linea a come è stata desiderata ed immaginata. L’aspetto visivo ed architettonico è fondamentale affinchè l’ambiente abitativo risulti piacevole anche dal punto di vista puramente estetico, soprattutto se rapportato alla quantità di tempo che vi si trascorre al suo interno.


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Ambiente silenzioso


Il rumore era, sino a poco tempo fa, una delle fonti di inquinamento più sottovalutate e meno controllate. Solo da pochi anni è stato riconosciuto come grave minaccia per la salute e per il benessere psico-fisico dell’uomo. Questa presa di coscienza ha portato il legislatore ad elaborare delle leggi che regolamentano i livelli ammissibili di inquinamento da rumore. Un edificio deve essere in grado di garantire che le attività svolte al suo interno soddisfino l’esigenza prioritaria del benessere uditivo. Quest’ultimo è da intendersi come controllo dei suoni, dei rumori aerei e impattivi che possono provenire sia dall’ambiente esterno che dagli spazi collegati. Lo spazio abitativo deve essere caratterizzato da un livello sonoro i cui valori non superino i limiti massimi consentiti, oltre i quali non può esistere il benessere. Tutte le chiusure verticali ed orizzontali che delimitano un edificio devono garantire che le condizioni ambientali interne rispetto a quelle esterne soddisfino:

  • l’isolamento acustico ai rumori aerei
  • l’isolamento acustico alla propagazione dei rumori da impatto
  • l’assorbimento acustico

Questo obiettivo è alla base della progettazione di Climablock e Kaldo, infatti lo si può raggiungere attraverso una progettazione di pareti e solai attenta all’uso dei materiali e alla loro posa in opera.


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Tutti i prodotti del Sistema Pontarolo sono stati sviluppati nell’ottica di abbattere i consumi energetici, semplificare le fasi costruttive per ridurne i possibili errori, e soprattutto creare benessere abitativo.
Le pareti Climablock permettono di ottenere, infatti, un comfort elevatissimo grazie al doppio strato di isolamento e ad una corposa massa data dal calcestruzzo armato che garantisce lo smorzamento dell’onda termica.
I casseri Climablock in Polistirolo espanso Twinpor® vengono assemblati velocemente in cantiere posando allo stesso tempo i ferri di armatura, e vengono poi riempiti di calcestruzzo per formare i setti portanti. I casseri non vengono rimossi e svolgono poi il ruolo di isolamento termico.




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Giugno 7, 20210

Perché ventilare un vespaio areato?


Il vuoto sanitario serve a proteggere l’edificio dai gas cancerogeni (come il gas Radon) che fuoriescono dal terreno, nonché proteggere la pavimentazione dall’umidità. La protezione avviene grazie all’intercapedine vuota che si crea tra il magrone e la soletta strutturale, la quale permette di raccogliere tali gas prima che si infiltrino all’interno dell’abitazione.

Il gas intercettato si accumula in questo vano e per evitare che tale concentrazione diventi troppo elevata, tanto da riuscire a penetrare la soletta ed entrare in casa, è necessario ventilare il vespaio ricambiando l’aria, rimuovendo la carica di gas creatasi.



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Ventilazione naturale o meccanica?


Il ricambio d’aria all’interno di un vespaio areato si può ottenere in due modi: utilizzando delle piccole ventole di aspirazione, che estraggono costantemente aria dall’intercapedine e ne fanno entrare di nuova dall’esterno, oppure con un sistema naturale (o passivo).
Nella maggior parte dei casi una ventilazione naturale è più che sufficiente a limitare la concentrazione di gas a livelli accettabili dalla normativa: il Decreto Legislativo n.101/2020 fissa come limite massimo di concentrazione 300 Bq/m3 per le abitazioni esistenti ed i luoghi di lavoro, ridotti a 200 Bq/m3 per le abitazioni che saranno costruite dopo il 31/12/2024.
Di seguito sono riportati alcuni dei nostri consigli utili a  predisporre i tubi per l’areazione in modo tale da ottenere una corretta ventilazione naturale.



Come installare i tubi di ventilazione del vespaio in una nuova costruzione


L’installazione dei tubi di ventilazione dev’essere eseguita prima del getto del vespaio e deve collegare l’intercapedine vuota con l’ambiente esterno. I tubi devono essere i collocati in modo da garantire il passaggio dell’aria, pertanto è consigliato l’utilizzo di un diametro minimo di 100mm, nel quale non devono essere presenti interruzioni. Inoltre, è raccomandabile limitare il numero di curve e cambi di direzione.

Nel caso in cui il vespaio sia posato a livello del cordolo di fondazione, una volta installati gli elementi Cupolex® o IsolCupolex®, potrebbe essere necessario disporre dei fori nello stesso e successivamente provvedere a collegare il vuoto sanitario con l’esterno.


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Nel caso in cui i cordoli di fondazione vengano gettati assieme al vespaio, sarà sufficiente aver cura di posizionare dei tubi che dal vuoto sanitario arrivino all’esterno e vengano inglobati nel calcestruzzo.

In un nuovo edificio risulta fondamentale prevedere in anticipo la posizione dei tubi di ventilazione, analizzando le dimensioni, la forma e le condizioni ambientali della zona.

In linea generale la soluzione ideale è quella di disporli su tutti i lati dell’edificio, ma nel caso in cui non sia possibile, bisogna prevedere almeno due lati opposti (possibilmente Nord e Sud).
Va inoltre valutato l’ambiente in cui verrà costruito l’edificio e, in particolare, se sono presenti dei venti dominanti e da dove provengono. In presenza di altri edifici o in zone collinari, dove il vento soffia sempre nella stessa direzione, possono crearsi delle condizioni particolari che vanno gestite installando i canali di ventilazione nel lato esposto al vento e in quello opposto per sfruttarne la pressione/depressione in facciata.


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Consigliamo di distanziare equamente i tubi a 2m l’uno dall’altro (fino ad un massimo di 2,5m), in modo da predisporne in numero sufficiente per garantire l’adeguata ventilazione.

Per ottenere una buona ventilazione naturale, è necessario posizionare l’uscita dei tubi di areazione più bassa a nord o da dove arriva il vento dominante, e più alta a sud o dal lato opposto. L’obiettivo è quello di sfruttare l’effetto camino, ovvero creare una differente pressione tra i tubi alti di uscita e quelli bassi di entrata, in modo da massimizzare la circolazione dell’aria. La configurazione migliore prevede che i tubi di uscita arrivino all’altezza della copertura dell’edificio, ma se ciò non fosse possibile è consigliabile porli ad almeno 1m più in alto rispetto ai fori di entrata.



È molto importante ricordarsi di collegare con dei tubi le varie aree del vespaio, di solito interrotte da altri cordoli o travi, così da garantire la circolazione dell’aria in ogni area. Anche in questo caso basterà posizionare dei tubi tra un vuoto sanitario e l’altro con lo stesso criterio di distanziamento.


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È raccomandabile posizionarli in modo tale che risultino sfalsati e non allineati, evitando l’eventuale formazione di un canale rettilineo di ventilazione, favorendo così il promanarsi di una corrente non lineare.


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Come installare i tubi di ventilazione del vespaio in una ristrutturazione


È frequente che durante una ristrutturazione vi sia la necessità di dover demolire la pavimentazione esistente per installare un vespaio areato atto a risolvere eventuali problemi di umidità e/o per isolare termicamente il pavimento. In questi casi i tubi di ventilazione vanno inseriti – dopo una piccola demolizione – sulle pareti esistenti. È necessario però andare a studiare nello specifico ogni singolo caso: capita, non di rado, di avere a disposizione degli spessori molto limitati e quindi un’intercapedine di ventilazione molto ridotta. Si può quindi ricorrere a tubazioni dai diametri minori di 10cm o dalle forme rettangolari disponendoli ad una distanza minore di 2m l’uno dall’altro per ottenere un buon ricambio.

Se sono presenti dei vecchi cavedi possono essere collegati e quindi sfruttati per generare l’effetto camino.

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Nel caso fosse impossibile collegare adeguatamente con l’esterno il nuovo vespaio, o nel caso in cui la concentrazione di gas risulti troppo elevata
(vuoi verificare la concentrazione di gas Radon in casa tua? Clicca qui) nonostante la presenza del vespaio, è consigliato utilizzare un sistema di ventilazione meccanica con degli appositi aspiratori per mettere in pressione o in depressione il vespaio ed evitare così che umidità e gas entrino nell’edificio.


La decennale esperienza di Pontarolo Engineering in bonifiche effettuate nel territorio italiano, specialmente nell’edilizia scolastica, ci permette di rassicurarvi: se il vostro edificio ha un vespaio ma purtroppo la ventilazione naturale non riesce ad eliminare sufficientemente la quantità di gas risalente dal terreno, si può intervenire con l’ausilio della ventilazione meccanica, con costi davvero modesti.


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Maggio 13, 20210


Pontarolo Engineering è parte del gruppo di 100 PMI innovative europee che hanno testato in anteprima un nuovo strumento di diagnosi del grado di innovazione (Innovation Audit Tool) che permette di stilare una serie di raccomandazioni personalizzate per potenziare le capacità innovative di ciascuna impresa.



Il progetto


Il progetto di DepoSIt, organizzato dal Centro Friuli Innovazione, si pone l’obiettivo di unire le tecniche a supporto della capacità di innovazione con misure aggiuntive dedicate all’identificazione e allo sviluppo del potenziale di innovazione sociale, identificando tre settori trasversali: smart health, smart mobility e smart living.

I risultati della sperimentazione condurranno alla validazione dello strumento e alla sua adozione su larga scala, proponendosi come best practice in modo da stimolare altre BSO (Business Support Organizations) a diventare più efficaci ed efficienti nella definizione, nello sviluppo e soprattutto nella sperimentazione di strumenti a supporto dell’innovazione per le imprese.



I risultati


In particolare, il report delineato per Pontarolo Engineering ha fornito una panoramica relativa alla situazione attuale dell’azienda, basandosi sulle seguenti attività:

➡️ Identificazione dei punti di forza e di debolezza (e definizione quindi delle minacce e opportunità – analisi SWOT);

➡️ Identificazione di nuovi campi di attività nell’innovazione sociale;

➡️ Raccomandazioni per propositi futuri, volti a un migliore sfruttamento dei potenziali di innovazione e innovazione sociale esistenti.

Lo strumento DepoSIt Innovation Audit mira a esaminare sei dimensioni dell’innovazione:

  1. Cultura dell’innovazione e creatività
  2. Prodotto innovativo
  3. Strategia e processi di innovazione
  4. Gestione della conoscenza
  5. Innovazione di mercato
  6. Analisi della catena del valore

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Secondo la Potential Star rappresentata in figura, si può vedere come Pontarolo Engineering Spa si comporta in diverse dimensioni di innovazione, con particolare risalto in quelle che sono state indicate come le più importanti per il top management (punti 5, 1, 6 e 2).


Conclusioni


Le conclusioni del report indicano che Pontarolo Engineering ha un’attitudine fortemente innovativa, dimostrata dagli oltre 40 brevetti detenuti a livello nazionale e comunitario e dal fatto che risulta iscritta all’albo nazionale italiano delle PMI innovative.

La sua competitività si fonda su vision, mission, strategia di innovazione e modello di business operativo coerente, sul patrimonio di know-how interno e sulla grande creatività del top management. Da sottolineare anche l’abitudine a sviluppare nuove idee e progetti di ricerca e sviluppo in collaborazione con partner esterni e personale interno, principalmente sull’asse verticale (fornitori, clienti).

L’Audit ha fornito – inoltre – diverse raccomandazioni nell’ambito del potenziale di innovazione. Noi di Pontarolo riteniamo che aderire a queste iniziative è di fondamentale importanza per l’azienda, affinché si trovino i giusti mezzi per migliorarsi attraverso il coinvolgimento di realtà competenti, con l’obiettivo di fornire sempre un servizio di qualità in continua crescita.



Per scaricare il report completo, clicca qui

Report

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Marzo 5, 20210


Quando si realizza una casa o un edificio si tende spesso a non considerare un problema molto comune che può essere presente all’interno delle nostre abitazioni: il gas radon.
Il Gas Radon proviene dal terreno ed è ritenuto il principale fattore di rischio di cancro polmonare per i non fumatori e la seconda causa dopo il fumo di tabacco per i fumatori. È presente nell’aria e nell’acqua e si accumula negli ambienti in cui viviamo e lavoriamo.



Cos’è il gas radon?


Il gas radon è un elemento chimico pesante, caratterizzato dal numero atomico 86. È un gas nobile e radioattivo, che si forma per il decadimento del radio, a sua volta generato dal decadimento dell’uranio.

È un gas fortemente cancerogeno, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Gli studi epidemiologici confermano che il gas radon nelle case aumenta il rischio di tumore ai polmoni nella popolazione. La percentuale di tutti i tumori polmonari legati al radon è stimata tra il 3% e il 14%, a seconda della concentrazione media di gas radon nel Paese considerato e dei metodi di calcolo.

È inodore e incolore, è solubile in acqua e presente nell’atmosfera con valori medi fino a 10 Bq/m(Becquerel/metro cubo, unità di misura dell’attività di un radionuclide).
Tende però a concentrarsi maggiormente negli ambienti chiusi, a contatto con il terreno, quindi anche nelle nostre case.


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Come misurare il gas radon


Come abbiamo accennato, la concentrazione di questo gas pericoloso si misura in Becquerel al metro cubo, ovvero l’unità del Sistema Internazionale per indicare un decadimento di un radionuclide al secondo al metro cubo di volume.

Molte volte il gas radon si accumula nei locali chiusi e per questo sarebbe opportuno valutarne la concentrazione media, specialmente nelle abitazioni dove non sono state applicate opportune misure preventive. Tuttavia, anche le abitazioni che sono state progettate con soluzioni atte a prevenire il problema del radon possono essere caratterizzate comunque da valori alti di concentrazione dovuti a vari fattori, tra cui la modalità di costruzione.

Per effettuare una misurazione si possono utilizzare diversi strumenti tra cui il dosimetro passivo. Questo strumento viene posizionato nei locali interessati per un lasso di tempo abbastanza prolungato, solitamente 4 mesi, per venire poi analizzato in laboratorio. I locali più interessanti da analizzare sono quelli dove trascorriamo la maggior parte del nostro tempo: camere da letto, salotto e cucina. Sono da tralasciare le stanze nei piani superiori al piano terra, perchè la concentrazione di gas radon sarà sicuramente molto più bassa.


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Normativa sulla concentrazione di gas radon


A livello normativo in Italia, fino a non molto tempo fa, non erano stati stabiliti dei valori massimi di radioattività consentiti negli ambienti indoor, dunque si prendeva come riferimento quanto stabilito in sede Europea. Da fine 2020 l’Italia ha recepito la direttiva Europea 2013/59/Euratom, tramite il Decreto Legislativo n.101/2020 che fissa nuovi livelli di riferimento, in termini di concentrazione media annua di Radon in aria, ovvero 300 Bq/m3 per le abitazioni esistenti ed i luoghi di lavoro, ridotti a 200 Bq/m3 per le abitazioni che saranno costruite dopo il 31/12/2024.

Il decreto 101/2020 è rivoluzionario anche perché obbliga alla mappatura delle aree a rischio e la verifica delle concentrazioni media annue di radon nei luoghi di lavoro ma anche negli edifici ad uso residenziale, qualora i locali siano sotterranei, semi-sotterranei o situati al pianterreno.

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La mappa tratta dall’istituto superiore di sanità rappresenta
dei valori medi regionali di concentrazioni del gas radon
che forniscono solo informazioni statistiche.

La concentrazione di radon in un’abitazione specifica
è da monitorare con gli appositi dispositivi perchè
la presenza del gas dipende dal terreno, dalla forma,
dai materiali con cui è costruita l’abitazione e da come
è stata eseguita la posa dei vari materiali edili.


Come eliminare il gas radon


Fortunatamente esistono molti sistemi sviluppati nel mondo per evitare concentrazioni pericolose di gas radon dentro negli ambienti domestici o di lavoro. Tali sistemi risolvono contemporaneamente sia il problema del gas radon sia quello dell’umidità del pavimento.


Guaine anti-Radon

Un metodo è l’applicazione di guaine apposite sopra le strutture orizzontali che creano una barriera alla risalita dell’umidità e dell’aria. Questo tipo di soluzione è però poco utilizzata e presenta alcuni svantaggi: innanzitutto le guaine debbono essere posate a regola d’arte e non devono danneggiarsi lungo la vita dell’edificio. Se vi sono delle fessure, infatti, acqua ed aria possono entrarvi rendendo inutile la barriera. In secondo luogo, queste membrane tendono a fermare il gas radon creando delle altissime concentrazioni subito al di sotto della barriera: il gas non viene quindi eliminato, ma è pronto ad infiltrarsi alla prima fessurazione della membrana.

Nel caso in cui un immobile protetto da guaine anti radon dovesse superare la concentrazione di radon consentita, l’intervento di risanamento potrebbe essere molto impattante sia progettualmente che economicamente.


Pannelli in vetro cellulare

I pannelli in vetro cellulare se posati a regola d’arte – ovvero a tenuta stagna – sono anch’essi una soluzione alla risalita del gas radon. Anche per i pannelli in vetro cellulare valgono le considerazioni sulla tenuta e sugli interventi già accennati per le guaine. In più però, rispetto alle guaine, il vetro cellulare isola termicamente.


Vespai areati

Un metodo estremamente efficace sono i vespai areati in polipropilene, presenti sul mercato dagli anni ’90, come il Sistema Cupolex. Il sistema prevede l’utilizzo di casseri dalla forma a cupola che permettono la formazione della struttura del pavimento con un’intercapedine vuota sottostante, che viene poi ventilata.

Mediante la ventilazione naturale del sottopavimento, si possono asportare dalla nostra abitazione le quantità di umidità e gas radon che salgono per capillarità. Il vantaggio principale di questa soluzione è che il gas radon, una volta intercettato dal volume di aria sotto il pavimento, viene disperso all’esterno prima di entrare nei locali a contatto con il terreno. La ventilazione naturale di tale volume d’aria è molto importante e molto spesso risolve il problema della presenza di radon negli edifici.

Rispetto alle soluzioni precedenti però, avere un’intercapedine sotto al pavimento consente di poter intervenire facilmente con delle operazioni di rimedio nel caso in cui a fine lavori sia riscontrata una concentrazione di radon superiore ai valori consentiti, per esempio installando una ventilazione meccanica.



Come si può fare una efficace ventilazione del vespaio?


La ventilazione del vespaio viene spesso poco considerata anche dagli addetti ai lavori. Viene eseguita formando dei fori che collegano il vespaio all’esterno, predisponendo dei tubi in fase di getto della struttura. È importante soffermarsi invece su alcune regole che ci permettono di avere una ventilazione corretta.

  • Sfruttare l’effetto camino
  • Posizionando le prese d’aria in ingresso a Nord e sul tetto a Sud, si innesca un moto di aria naturale dovuto alla differenza di temperatura.
  • Sfruttare la pressione/depressione del vento

Posizionando le prese d’aria lungo la direttrice del vento dominante si possono utilizzare la pressione del vento in facciata e la depressione dovuta al vento sul lato opposto (soprattutto in zone ventose, fuori da centri urbani dove sono più frequenti schermature ai venti)

Questi due fattori sono i più importanti per ottenere una buona ventilazione, tuttavia si possono identificare alcune pratiche del buon costruire che non devono essere dimenticate.

  • Tutti gli ambienti perimetrati da travi devono essere collegati opportunamente agli ambienti adiacenti (in pianta) e quindi all’esterno. Non devono essere presenti “locali” isolati dagli altri;
  • Si consiglia di posizionare, se possibile, i tubi di ventilazione ogni 2-3 m;
  • Si consiglia di utilizzare tubi di aerazione aventi diametro 10 cm o superiore;
  • Si consiglia di ventilare i quattro lati dell’edificio, se possibile, oppure almeno due lati opposti;
  • Più alto è il vespaio e migliore sarà la ventilazione, minore sarà l’umidità relativa e la concentrazione di gas radon.

Sai già qual è la concentrazione di gas radon a casa tua?


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Gennaio 27, 20210

L’Invarianza Idraulica è un argomento sempre più attuale in numerose regioni italiane e spesso richiede la corretta progettazione di una vasca di laminazione delle acque piovane. Vogliamo qui condividere con te la nostra consolidata esperienza sulle varie tipologie di vasca di laminazione presenti sul mercato, analizzando i pro e i contro di ogni tipo di vasca.

Per contattare i nostri uffici e valutare la fattibilità di ogni progetto o per un’assistenza alla progettazione, clicca qui.


Invarianza idraulica:
quadro generale


Molte regioni italiane hanno recentemente introdotto il principio di invarianza idraulica. Ciò comporta la necessità di creare dei bacini per il contenimento delle acque meteoriche: la vasca di laminazione.

Come sappiamo, la sempre crescente urbanizzazione del suolo causa una minore capacità di assorbimento del terreno dell’acqua durante le piogge. L’attuale rete idrica convoglia l’acqua in modo molto più veloce nel sistema fognario, che molte volte non ha una portata sufficiente e provoca allagamenti e quindi danni.

L’impermeabilizzazione del suolo, l’abbondanza di piogge in tempi molto brevi e la necessità di non saturare le reti idriche urbane da anni è stato oggetto di studio da parte dei legislatori Europei e Nazionali.

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A livello Europeo vari Paesi tra cui Olanda, Francia, Germania e Gran Bretagna hanno un quadro legislativo nazionale delineato e nel corso degli anni hanno investito e ridotto il rischio di collasso della rete idraulica.

In Italia già dal 1994 la Legge Galli disciplina le risorse idriche, anche se l’attuazione del suo contenuto è avvenuta in tempi più recenti e a livello regionale.

Oggi, in varie Regioni, il principio di invarianza idraulica obbliga a restituire la permeabilità del terreno persa con la costruzione di edifici, strade e parcheggi, realizzando dei volumi per contenere importanti quantità di acqua affinché le tubazioni urbane non collassino durante i temporali più violenti.

Per questo motivo sempre più spesso capita di dover costruire delle vasche di laminazione delle acque meteoriche.


Tipologie di Vasche di laminazione

La prima distinzione che possiamo fare è tra bacini interrati e superficiali. I bacini superficiali sono delle aree lasciate a verde dove l’acqua può esondare durante le piogge più intense.

Spesso però la dimensione del lotto di terreno a disposizione non consente di realizzare la totalità del bacino di compensazione mediante opere in superficie ed è necessario ricorrere parzialmente o totalmente ad opere interrate per soddisfare l’invarianza idraulica.

I sistemi per creare tali volumi d’invaso interrati sono vari. Esistono soluzioni di diverso tipo, che vanno dal prefabbricato scatolare in cemento armato fino ad elementi in plastica o strutture gettate in opera. Analizziamo qui di seguito le principali tipologie di vasca di laminazione.



Vantaggi e svantaggi di ogni tipo di vasca di laminazione


Ognuno dei sistemi costruttivi ha pregi e difetti riassunti brevemente qui di seguito. Infine abbiamo descritto il sistema da noi proposto e spiegati vantaggi, limiti e benefici.

Scatolari in cemento armato prefabbricati

Sono strutture prefabbricate in cemento armato che vengono trasportate dal prefabbricatore che le produce e vengono interrate.

Vantaggi: possono sopportare grandi carichi, per volumi importanti vengono collegati in serie, veloci da posare
Svantaggi: Misure limitate, poca flessibilità di forma, molte pareti, mezzi di trasporto e sollevamento ingombranti e costosi

Tubazioni in cemento armato

Sono anch’esse strutture prefabbricate in cemento armato di forma tubolare e dal diametro variabile.

✓ Vantaggi: possono sopportare grandi carichi, vengono collegati in serie, sono veloci da posare
Svantaggi: Misure limitate, poca flessibilità di forma, mezzi di trasporto e sollevamento ingombranti e costosi, necessitano una vasta area di posa per raggiungere i volumi richiesti, il che comporta una logistica complessa.

Cisterne in plastica

Sono delle cisterne interamente in plastica di forma solitamente cilindrica e misura limitata: vengono prodotte in fabbrica e trasportate ed interrate in cantiere.

✓ Vantaggi: non serve gettare cemento, veloci da applicare, ideali per quantità limitate di acqua.
Svantaggi: costose, non sono sempre ispezionabili, volumi di acqua limitati.

Elementi modulari in plastica

Sono degli elementi in plastica ideati per essere interrati assieme ad una serie di geo tessuti e ghiaia e per sostenere direttamente i carichi di progetto. Le parti vuote dei pannelli/moduli sono destinati a riempirsi di acqua.

✓ Vantaggi: flessibilità di forma e dimensione della vasca, facile installazione con elementi leggeri e manovrabili.
Svantaggi: Costosi, altezza limitata della vasca, necessità di essere posizionata in profondità per resistere ad alti carichi, non può essere installata sotto il livello di falda, grandi volumi di ghiaia necessari, difficilmente ispezionabili, durata nel tempo incerta.

Strutture in opera di pareti e solai in calcestruzzo armato

✓ Vantaggi: flessibili in pianta
Svantaggi: non flessibili in elevazione per l’impossibilità di scasserare il solaio nel caso di vasche con poca altezza utile. Luce del solaio limitata dai carichi.


Cupolex Vasche: il sistema ibrido tra modulare
e gettato in opera

Il sistema che noi abbiamo sviluppato e che dà maggiori vantaggi per soddisfare l’invarianza idraulica è di fatto un sistema ibrido tra gettato in opera e modulare, è il sistema Cupolex Vasche. Consiste nella formazione di muri in c.a. perimetrali senza limiti di forma tramite i casseri Climablock: leggeri e trasportabili in cantiere senza bisogno di grandi mezzi di sollevamento, e all’utilizzo delle casseforme Cupolex Rialto ad altezza variabile, molto flessibili sia in alzato che in pianta. I casseri Cupolex danno poi la forma al calcestruzzo che diventerà la copertura della vasca di laminazione, lasciando un grande vuoto sotto riempibile dall’acqua piovana. Si formeranno inoltre numerose colonne in calcestruzzo in corrispondenza dei tubi del sistema, che reggeranno i carichi soprastanti e li distribuiranno al di sotto della vasca.


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Vantaggi del sistema
Cupolex Vasche


Tra i vantaggi del sistema si annoverano:

  •  L’economicità del sistema confronto ai sistemi tradizionali
  • La flessibilità del manufatto che si può adattare anche a forme particolari in pianta e ad altezze comunque compatibili con la quota di falda.
  • La carrabilità anche nel caso di carichi da ponte, per questo Cupolex vasche viene solitamente posizionato sotto parcheggi, baie di carico, strade o sotto il capannone stesso. Cupolex Vasche consente il transito di mezzi pesanti anche senza ghiaia per la ripartizione del carico, con la ruota direttamente sopra la soletta.
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  • La rapidità di esecuzione del sistema (oltre 1000 m3 di invaso realizzati in due settimane di lavoro)
  • La possibilità di realizzare bacini di prima pioggia, dissabbiatori, disoleatori minimizzando l’utilizzo di pompe di sollevamento ma prediligendo sistemi a gravità
  • La possibilità di infiltrare nel suolo le acque meteoriche alimentando così le falde locali
  • La possibilità di realizzare semplicemente vasche impermeabili
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Soddisfare l’invarianza idraulica con Pontarolo Engineering

Partendo da studi di fattibilità su misura per le condizioni specifiche del progetto, la Pontarolo Engineering può accompagnare il general contractor o la committenza lungo l’iter realizzativo, passando per la progettazione delle strutture fino alla realizzazione in opera.

Cupolex Vasche “chiavi in mano” dona al cliente la tranquillità di avere in tempi e costi certi un’opera specialistica progettata su misura e realizzata da personale esperto.

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Maggio 18, 20200

Un numero enorme di strutture nel patrimonio edilizio italiano risulta soggetta ad umidità di risalita e non presenta alcun isolamento termico. In gran parte infatti – circa l’85% –  è costituito da edifici costruiti prima della famosa Legge 10 del 1991, e circa il 75% fu realizzato prima del 1976, anno in cui furono introdotti i primi concetti di risparmio energetico.

Capita spesso di imbattersi in pavimentazioni contro-terra, soggette a cedimenti e umidità di risalita che comportano fessurazioni oltre al proliferare di muffe e funghi.

Vediamo qui di seguito quali sono le misure comunemente utilizzate per ristrutturare tali pavimenti e approfondiamo la soluzione che secondo noi risulta più vantaggiosa: il sistema ISOLCUPOLEX.




Dov’è presente l’umidità di risalita

Un primo problema può essere che le sollecitazioni dipendenti dal tipo di terreno, dalla tipologia e dalle dimensioni della struttura costruita e dalla tipologia e dimensioni delle fondazioni possono talvolta compromettere una pavimentazione: possono insorgere crepe localizzate o distribuite su un’ampia superficie, che possono anche fungere da canale per l’umidità. Le crepe non devono essere sottovalutate, si consiglia l’intervento di un tecnico. La soluzione, in funzione della specifica situazione, potrebbe essere anche la sola sostituzione delle piastrelle danneggiate, fino al consolidamento del terreno sottostante il pavimento con iniezioni in pressione.

Il pavimento inoltre è spesso reso umido dalla risalita di acqua per capillarità. Infatti circa l’80% dell’umidità di risalita proviene dalla pavimentazione a contatto col terreno. Il restante 20% dai muri. Tali percentuali dipendono ovviamente dalla forma dell’edificio. Pavimenti e muri umidi sono il luogo ideale per la proliferazione di muffe e funghi che debbono essere trattati chimicamente.



Il vespaio areato come soluzione all’umidità di risalita

Il vespaio aerato è senza dubbio un’efficace soluzione al problema dell’umidità di risalita sulla pavimentazione, in quanto la ventilazione del sotto-pavimento lo asciuga naturalmente. Con il vespaio si permette all’edificio di respirare, asportando costantemente umidità: tecnica nata già al tempo degli antichi romani.



È fondamentale, sia per ristrutturazioni, sia per edifici nuovi, garantire un’adeguata ventilazione collegando l’intercapedine d’aria presente nel vespaio all’ambiente esterno, mediante tubazioni che escono in facciata o su bocche di lupo oppure fino al tetto sfruttando cavedi esistenti. L’ideale sarebbe disporre i tubi lungo l’asse Nord/Sud se siamo in assenza di venti dominanti, per ottenere una forte ventilazione naturale.

Bisogna tenere presente, però, che l’umidità che risale dai muri non viene bloccata dal vespaio e bisognerà in questo caso agire con interventi ai marciapiedi esterni, utilizzare barriere chimiche o dispositivi anti-umidità di risalita  come ad esempio,realizzare un canale esterno, a ridosso del muro esistente, con i casseri Cupolex. Ciò permette non solo di diminuire la quantità d’acqua assorbita dal muro, ma anche di asciugarlo.

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Ristrutturazione tradizionale

Il vespaio moderno, realizzato con casseri Cupolex in plastica riciclata, si completa con getto di calcestruzzo armato con rete elettrosaldata.

In aggiunta, per mitigare il freddo e completare una buona ristrutturazione, viene solitamente predisposto un pannello isolante, solitamente XPS, sul quale poi si getta un massetto per ripartire i carichi di progetto sull’isolante.

Molto spesso però gli edifici esistenti non hanno le altezze interne per poter realizzare isolamento e vespaio, quindi solitamente si sacrifica uno dei due. Nelle ristrutturazioni infatti scavare risulta difficile e/o troppo costoso quindi per avere l’abitabilità del locale bisogna fare delle scelte.


Ristrutturazione con Isolcupolex

Il sistema per combattere l’umidità di risalita e per ottenere ventilazione ed isolamento contemporaneamente è Isolcupolex, il vespaio aerato in Twinpor® già isolato a cappotto, che consente di aerare e isolare con il minimo spessore.

Minimo spessore necessario

La soluzione minima è una sezione di pavimento da 16 cm, composta da un vespaio da 2,5 cm + isolante da 8,5 cm e soletta in cemento armato da 5 cm. L’altezza del vespaio con Isolcupolex può essere però aumentata già con 21 cm di spazio si potrebbe avere una soluzione tecnica di tutto rispetto (7,5 cm di vespaio + 8,5 cm di isolante e una soletta in cemento armato da 5 cm).

Utilizzando Isolcupolex, inoltre, non serve il massetto per distribuire i carichi, a meno che non si ritenga necessario un massetto per gli impianti. La soletta in cemento armato può essere infatti tirata con l’elicottero e finita.

Spesso vengono utilizzati calcestruzzi estetici (pigmentati, nuvolati, ecc.) oppure finiti in parquet, PVC o resine. Se si utilizzano piastrelle, invece, bisogna avere l’accortezza di realizzare giunti se gli ambienti sono molto ampi, altrimenti potrebbero fessurare.


Come funziona Isolcupolex

Il sistema è composto da diversi elementi a seconda dell’altezza del vespaio che si vuole raggiungere. L’elemento principale è la cupola piatta che funge da isolamento orizzontale, la quale, grazie ai perfetti incastri, si collega con gli elementi piedi o vaschette da un minimo di 2,5 cm, che presentano un cilindro cavo all’interno per creare una colonna di calcestruzzo. Una volta montati gli elementi, seguendo il Layout di installazione, si procede direttamente alla posa delle reti di armatura ed al getto di calcestruzzo, avendo cura di mantenere un corretto copriferro, di riempire tutti i piedi del sistema e di creare la cappa armata.

Nel punto di appoggio delle colonnine di calcestruzzo al magrone si possono usare gli elementi Sottopiede come taglio termico e per isolare dall’umidità di risalita. Nel caso di edifici caratterizzati da importanti carichi di progetto sono disponibili elementi Sottopiede prodotti appositamente in materiale ad altissima resistenza a compressione: circa 28 kg al cm2, senza alcuna deformazione.



Risparmio energetico ed economico

La soluzione Isolcupolex è migliore rispetto al pacchetto con tradizionale Cupolex + isolante a pannelli per due motivi:

  • Ridotti tempi e costi di cantiere
  • Elevato isolamento termico a cappotto cioè dal lato freddo. Si è visto e riconosciuto che un isolamento eseguito dal lato esterno è fondamentale per le sue caratteristiche termo-igrometriche, e Isolcupolex applica tale concetto sia nei nuovi edifici sia, come visto, in edifici esistenti superando le difficoltà di ingombro.

SEDE LEGALE ITALIA

San Vito al Tagliamento

La PONTAROLO ENGINEERING S.p.a. è un’ azienda che da oltre 55 anni opera nel settore delle costruzioni.
+39 0434 857010

www.pontarolo.com

info@pontarolo.com

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