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Ottobre 14, 20210

Uno degli aspetti più interessanti del Superbonus 110% riguarda gli interventi di demolizione e ricostruzione che permettono di sfruttare in concomitanza l’Ecobonus e il Sismabonus.
Molti nostri clienti si trovano a dover scegliere come ricostruire il proprio edificio o abitazione rapportandosi con diverse scelte disponibili, senza aver chiaro il tipo di tecnologia costruttiva che sarebbe meglio utilizzare a seconda delle casistiche.

Abbiamo voluto quindi creare un elenco di punti fondamentali da tenere in considerazione per poter arrivare ad una scelta adeguata dei prodotti per la demolizione e ricostruzione del proprio edificio.
Tali aspetti elencati di seguito sono vantaggiosi da un punto di vista economico, ambientale e di qualità: velocità di costruzione, materiali certificati CAM, prodotti di qualità, reperibilità dei materiali, isolamento termico ed impatto ambientale.


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Velocità di costruzione


Una delle sfide più frequenti per poter accedere al Superbonus 110% nel caso di una demolizione e ricostruzione è quella delle tempistiche: rispettare la scadenza attuale del 30 Giugno 2022 risulta alquanto difficile nel caso in cui i lavori non siano già iniziati.
È quindi di fondamentale importanza utilizzare una tecnologia costruttiva che renda la realizzazione del fabbricato semplice e veloce.
I sistemi prefabbricati in legno permettono un celere assemblaggio in cantiere, ma al contempo richiedono una lungo tempo d’attesa per la fabbricazione. Il tempo totale di consegna ed installazione può quindi eguagliare o addirittura superare quello di una costruzione tradizionale.
Una struttura tradizionale in calcestruzzo o mattoni è lenta da posare; inoltre, sono necessarie altre lavorazioni dispendiose in termini di tempo per portare a conclusione il cantiere, come l’installazione successiva del cappotto e lo scavo delle tracce fondamentali per l’inserimento degli impianti, andando così a demolire in parte la parete appena creata.

Il Sistema Pontarolo, invece, permette di posare i blocchi cassero Climablock e l’armatura di un intero piano in breve tempo, con le stesse tempistiche necessarie alla preparazione dei pannelloni, con il vantaggio però di non doverli movimentare e pulire in seguito. Il riempimento in calcestruzzo viene infine effettuato rapidamente.
Un altro beneficio significativo è dato dal fatto che l’isolamento termico è già integrato e – di conseguenza – per l’installazione del cappotto, è sufficiente un tempo che corrisponde a meno di un’ora al metro quadro. Inoltre, la struttura interna per le contropareti in cartongesso è già inclusa nel cassero e ciò consente di risparmiare ulteriori giorni di lavorazione. Gli impiantisti, in aggiunta, possono procedere più rapidamente all’installazione degli impianti, che si inseriscono facilmente e senza demolizioni nello strato di polistirolo.
Lo dimostra l’ultimo lavoro eseguito con il Sistema Pontarolo a San Vito al Tagliamento, che, in soli 71 giorni di calendario dall’inizio dei lavori, ha visto installato il tetto in un condominio di 3 piani e 7 unità.


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Materiali certificati CAM


Per accedere al Superbonus 110% mediante demolizione e ricostruzione è necessario l’impiego di materiali idonei. Il Decreto Legge 19 Maggio 2020 n°34, il cosiddetto “Decreto Rilancio”, impone l’uso di prodotti che rispettino dei Criteri Ambientali Minimi, i cosiddetti CAM, aggiornati con il Decreto Legge dell’11 Ottobre 2017, scaricabile al seguente link.
È indispensabile richiedere le certificazioni del rispetto di tali criteri a tutti i fornitori di materiali.
I criteri introdotti vogliono infatti porre dei requisiti necessari alla tutela dell’ambiente e della salute, come  l’assenza di sostanze pericolose SVHC all’interno dei prodotti utilizzati e l’utilizzo obbligatorio di materiali che siano – almeno secondo una percentuale stabilita – riciclati.

Il Sistema Pontarolo fa parte dei prodotti isolanti in EPS e rispetta tutti i criteri CAM imposti dal decreto. Per approfondire ulteriormente la certificazione dei nostri prodotti è disponibile questo nostro articolo sui Criteri Minimi Ambientali.


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Prodotti di qualità


Un intervento di demolizione e ricostruzione, a seconda dei casi, permette di accedere ad un bonus fiscale piuttosto generoso, che talvolta può coprire gran parte della spesa. Vale quindi la pena utilizzare sistemi e prodotti di qualità per la costruzione di una nuova casa, in modo da valorizzare ancor di più l’investimento. È perciò consigliabile affidarsi a fornitori certificati ISO 9001, che garantiscano un controllo elevato e continuo della qualità di produzione.
Non solo. Le operazioni di posa in cantiere svolgono un ruolo fondamentale per ottenere un edificio di qualità, senza ponti termici, infiltrazioni o errori strutturali. Ecco perché un sistema costruttivo semplice ed efficace è sempre la scelta più sicura.
A volte una costruzione tradizionale, anche se pratica, può non risultare qualitativamente adeguata, perché il risultato finale è  vincolato dall’esperienza e precisione del muratore. È sicuramente preferibile scegliere un sistema che non dipenda dalla qualità della manodopera, ma che sia di facile utilizzo e che renda la possibilità di errore ridotta al minimo. Il Sistema Climablock è stato creato, infatti, con l’obiettivo di essere immediato ed intuitivo per risolvere questa problematica. Grazie all’incastro degli elementi si crea una continuità di isolamento e, a meno che non si tratti di una scelta intenzionale, non è possibile dare origine a ponti termici.


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Reperibilità dei materiali


Una delle problematiche principali dell’attuale periodo storico post-pandemico è quella della carenza di materiali. L’attuale richiesta di prodotti e materie prime – spianta anche dal Superbonus 110% – è molto elevata e difficilmente soddisfatta. Nel mercato edilizio questo è un grave problema per investitori ed imprese, che hanno difficoltà non solo nel rispettare le scadenze, ma anche nel rientrare nei costi previsti.
In particolare, si riscontra un’estrema difficoltà nel reperire materiali isolanti come le lastre tradizionali da cappotto, le quali, oltre ad essere ormai quasi introvabili, implicano una spesa sempre più elevata.

Utilizzare il Sistema Costruttivo Pontarolo è la soluzione più efficiente, in quanto il materiale isolante è già incluso nel sistema costruttivo e non comporta difficoltà di reperimento, a differenza delle lastre in EPS da taglio.



Isolamento Termico


Isolare termicamente l’edificio è una prerogativa importantissima di ogni demolizione e ricostruzione. Il miglioramento della classe energetica, infatti, è necessario per poter ottenere il bonus fiscale, ed è direttamente legato all’isolamento termico della struttura.
È quindi vantaggioso scegliere lastre isolanti di grande spessore per ottenere un valore di trasmittanza il più basso possibile: spessori di soli 2 o 4 cm sono generalmente non sufficienti, in particolare al nord d’Italia, e si rischia di rendere inutile o poco funzionale l’intervento. Ecco perché con il Sistema Costruttivo Pontarolo consigliamo nella grande maggioranza dei casi di utilizzare i blocchi Climablock con spessori di almeno 6,4 cm + 12,4 cm, che garantiscono una trasmittanza U di 0,168 W/m2K, fino ad arrivare a spessori di 6,4 cm + 18,4 cm con una trasmittanza U di 0,127 W/m2K.

Oltretutto, è opportuno porre attenzione anche alla trasmittanza degli infissi e all’isolamento utilizzato nelle strutture orizzontali, come nel tetto e nel pavimento a contatto con il terreno.
Nell’eventualità in cui fosse necessario creare anche un vespaio areato a contatto con il terreno, un approfondimento è presente a questo link, dove si comprende perché utilizzare il Sistema Isolcupolex sia la soluzione più vantaggiosa.




Impatto ambientale


Il miglioramento della classe energetica del patrimonio edilizio è l’obiettivo principale dell’Ecobonus, che mira a ridurre l’impatto che le nostre costruzioni hanno sull’ambiente.
Attualmente, la sostenibilità ambientale è infatti un tema di estrema rilevanza, ed è perciò di grande importanza e di interesse per tutti che gli effetti delle nostre opere sul territorio vengano ridotti al minimo.
Ci sono due aspetti principali che bisogna tener presente quando parliamo di sostenibilità nel ciclo vitale di un edificio:

  • La fase di costruzione (in questo caso specifico di ricostruzione) e di utilizzo dei materiali e sistemi costruttivi
  • I consumi energetici nel periodo di utilizzo

I criteri di valutazione in fase di ricostruzione (che partono già dalla progettazione) riguardano: il consumo dei materiali e delle risorse sia idriche che energetiche, gli impatti ambientali, la reperibilità e il trasporto dei materiali al sito, lo smaltimento degli scarti, la controllabilità e regolazione delle prestazioni dell’edificio.
Non è semplice riuscire a valutare tutti questi aspetti, per questo è consigliabile affidarsi ad aziende e sistemi costruttivi certificati.
Il rispetto dei criteri CAM è d’obbligo per ogni lavoro di demolizione e ricostruzione, se si vogliono ottenere i vantaggi del Superbonus 110%, ed è un buon punto di partenza in quanto prevede l’utilizzo di materiali riciclati e non dannosi per l’uomo e per l’ambiente.
Esistono inoltre altre certificazioni, come l’EPD (Environmental Product Declaration), che si basano su studi LCA (Life Cycle Assessment) dei materiali e delle lavorazioni e per ogni prodotto indicano i molteplici valori impattanti per l’ambiente come le emissioni di CO2, il consumo del suolo e di acqua ed altri criteri.
Affidarsi ad aziende dotate di queste certificazioni permette quindi intraprendere scelte più consapevoli e rispettose per l’ambiente.

A questo link potete visionare il certificato EPD del nostro Sistema Climablock per confrontarlo con altri sistemi costruttivi.

I consumi energetici sono invece più semplici da stimare: basta infatti fare una valutazione della classe energetica che rappresenta un’effettiva indicazione dell’energia utilizzata, e di conseguenza dell’impatto, che l’abitazione può avere durante il suo utilizzo.




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Settembre 2, 20210

Quando si parla di comfort abitativo si intende quella percezione di benessere psicofisico che si prova quando ci si trova all’interno di un’abitazione. Per ottenerlo è necessario fare la giusta scelta costruttiva che permetta di assicurarsi ambienti di qualità, incentrati su diversi fattori che influiscono sul comfort interno.
In particolare, si può intervenire su 5 principali fattori che riguardano la temperatura, la qualità dell’aria (ventilazione), l’acustica, l’illuminazione e il design.

Di seguito abbiamo raccolto una serie di “regole per il comfort abitativo”.



La ventilazione meccanica controllata


La qualità dell’aria è uno degli elementi fondamentali e soggetto di numerosi studi. Al giorno d’oggi è importante avere un sistema meccanico di ricircolo dell’aria: la VMC (Ventilazione Meccanica Controllata) non è solo un mero sostituto del più classico “aprire le finestre di casa”, ma permette in maniera controllata di rinnovare continuamente l’aria e controllare l’umidità interna nei vari ambienti di casa, filtrandola per impedire l’entrata dell’inquinamento esterno, di polveri o pollini. L’elevata qualità e pulizia dell’aria dentro casa è un fattore percepibile che si traduce in una costante sensazione positiva, oltre al fatto che con un ricircolo controllato dell’aria si abbattono le dispersioni di calore e si riducono – di conseguenza – anche i costi in bolletta.


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La temperatura delle pareti


La temperatura delle pareti ha un enorme impatto sul comfort di una stanza. Come quando sediamo di fronte ad un fuoco e sentiamo il calore sulla pelle, allo stesso modo anche in casa possiamo percepire il calore emesso dai muri attraverso il fenomeno di irraggiamento. L’irraggiamento è la trasmissione del calore attraverso onde elettromagnetiche, come nel caso del sole con la terra. In maniera più lieve, il nostro corpo viene irradiato dai muri, e se la temperatura di questi è tanto diversa da quella dell’aria interna alla casa, si crea una sensazione di non-comfort.

L’isolamento termico dei muri è quindi un fattore di primaria importanza assieme al valore di smorzamento dell’onda termica: questo risultato si ottiene grazie a pareti ben isolate e con massa elevata massa, come quelle realizzate con il sistema costruttivo Climablock.


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L’illuminazione


Anche un’illuminazione ben studiata può portare ad un miglioramento del benessere abitativo. La luce naturale è un potente strumento, ma è bene arrivare ad un apporto luminoso equilibrato per evitare che troppa luce surriscaldi gli ambienti interni. Per questo è importante prevedere sistemi di dosaggio dell’illuminazione, soprattutto negli ambienti dove fa più caldo. Un’ideale disposizione delle stanze e delle finestre (da Est al mattino, Sud e infine Ovest) permette inoltre di avere una buona illuminazione durante tutta la giornata.


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Il comfort psicologico


L’ambiente dove viviamo è a nostra immagine e somiglianza. Uno dei principali fattori che influenzano la sensazione di tranquillità e benessere psicologico è sicuramente quello di vivere in una casa in linea a come è stata desiderata ed immaginata. L’aspetto visivo ed architettonico è fondamentale affinchè l’ambiente abitativo risulti piacevole anche dal punto di vista puramente estetico, soprattutto se rapportato alla quantità di tempo che vi si trascorre al suo interno.


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Ambiente silenzioso


Il rumore era, sino a poco tempo fa, una delle fonti di inquinamento più sottovalutate e meno controllate. Solo da pochi anni è stato riconosciuto come grave minaccia per la salute e per il benessere psico-fisico dell’uomo. Questa presa di coscienza ha portato il legislatore ad elaborare delle leggi che regolamentano i livelli ammissibili di inquinamento da rumore. Un edificio deve essere in grado di garantire che le attività svolte al suo interno soddisfino l’esigenza prioritaria del benessere uditivo. Quest’ultimo è da intendersi come controllo dei suoni, dei rumori aerei e impattivi che possono provenire sia dall’ambiente esterno che dagli spazi collegati. Lo spazio abitativo deve essere caratterizzato da un livello sonoro i cui valori non superino i limiti massimi consentiti, oltre i quali non può esistere il benessere. Tutte le chiusure verticali ed orizzontali che delimitano un edificio devono garantire che le condizioni ambientali interne rispetto a quelle esterne soddisfino:

  • l’isolamento acustico ai rumori aerei
  • l’isolamento acustico alla propagazione dei rumori da impatto
  • l’assorbimento acustico

Questo obiettivo è alla base della progettazione di Climablock e Kaldo, infatti lo si può raggiungere attraverso una progettazione di pareti e solai attenta all’uso dei materiali e alla loro posa in opera.


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Tutti i prodotti del Sistema Pontarolo sono stati sviluppati nell’ottica di abbattere i consumi energetici, semplificare le fasi costruttive per ridurne i possibili errori, e soprattutto creare benessere abitativo.
Le pareti Climablock permettono di ottenere, infatti, un comfort elevatissimo grazie al doppio strato di isolamento e ad una corposa massa data dal calcestruzzo armato che garantisce lo smorzamento dell’onda termica.
I casseri Climablock in Polistirolo espanso Twinpor® vengono assemblati velocemente in cantiere posando allo stesso tempo i ferri di armatura, e vengono poi riempiti di calcestruzzo per formare i setti portanti. I casseri non vengono rimossi e svolgono poi il ruolo di isolamento termico.




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Agosto 6, 20214

Il Recovery Plan è la giusta soluzione per accelerare la sostenibilità urbana e valorizzare il verde, anche ad alto fusto. Nel prossimo futuro, grazie al sistema Cupolex Radici Esistenti, si potranno realizzare foreste urbane rendendo gli alberi più stabili e resistenti ai forti eventi temporaleschi ormai tristemente familiari.


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Il problema delle alberate stradali. Perché si abbattono gli alberi in città


La vita degli alberi in città non è mai stata semplice. Attorno alle piccole aiuole dove le piante sono state messe a dimora, la pavimentazione urbana rende impermeabile il suolo con conseguente carenza di apporto idrico e mancanza di ossigenazione del terreno. Cemento, asfalto e compattazione del suolo garantiscono la stabilità di una strada o di un marciapiede, ma riducono lo spazio vitale delle piante. L’ambiente urbano stressa gli alberi e li soffoca, costringendoli a cercare acqua, ossigeno e sostanze nutrienti dove sono disponibili, anche rompendo strutture in cemento armato, asfalto, pietra o muratura per sopravvivere.

Marciapiedi, piste ciclabili e spazi urbani in generale sono spesso danneggiati dall’apparato radicale e diventano quindi un pericolo per pedoni e ciclisti. Le radici, non essendo ben distribuite, non sostengono adeguatamente l’albero.


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La soluzione per non dover abbattere gli alberi in città


Impermeabilizzare l’ambiente urbano sembra essere necessario per poter far circolare i veicoli privati o di soccorso e per creare una pavimentazione urbana stabile.

Con Cupolex Radici Esistenti – invece – si riesce a creare una superficie urbana molto resistente senza dover necessariamente asfissiare gli alberi, abbinando capacità portante elevata e opportuna ossigenazione del suolo.

Un esempio lo troviamo a Baranzate, Comune in provincia di Milano, dove è stato realizzato un tratto di marciapiede e pista ciclabile con il sistema Cupolex Radici Esistenti. Le foto evidenziano le differenze tra i due interventi: da una parte un intervento classico, dove sopra lo spaccato in ghiaia verrà realizzato un getto in c.a. e poi steso l’asfalto, dall’altra un intervento con Cupolex Radici Esistenti dove si provvede ad un nuovo apporto di substrato fertile con la realizzazione contestuale di uno strato portante e ossigenante.


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A chi rivolgersi – Pontarolo Engineering


La Pontarolo Engineering supporta professionisti e committenti pubblici o privati nella progettazione di spazi urbani innovativi, pensati affinchè l’apparato radicale possa espandersi in maniera omogenea e quindi renda più stabili gli alberi sottoposti ad improvvise e violente raffiche di vento e piogge che caratterizzano il cambiamento climatico. Il supporto della Pontarolo Engineering non si esaurisce con la progettazione ma include assistenza nella gestione del cantiere. Dagli scavi, effettuati mediante un innovativo sistema ad aria per non danneggiare l’apparato radicale, alla scelta dei materiali per garantire ossigenazione, apporto idrico e stabilità strutturale fino alla tipologia di terreno ove far crescere le radici.


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Trasformare le città in aree verdi vivibili con il PNRR


Il Recovery Plan può divenire un volano per convertire le nostre sempre più calde città in spazi vivibili dove non mancano verde, ombreggiamento e assorbimento di sostanze inquinanti. Trasformare gli alberi da pericolosi oggetti da abbattere per il rischio di caduta su auto o – peggio – sulle persone, a elementi essenziali per la nostra vita in città è la giusta strada per consentire un migliore e maggiormente equilibrato sviluppo delle piante arboree. Rivoluzione Verde e transizione ecologica sono punti fondamentali del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza): gli apparati pubblici e i professionisti più lungimiranti potranno accedere ai finanziamenti e migliorare la qualità della vita dei cittadini.

Ombreggiamento, abbassamento della temperatura, assorbimento di inquinanti, riduzione del vento, assorbimento di acqua piovana, rilassamento della vista sono solo alcuni dei vantaggi che il verde ci può portare nel quotidiano. Ridotti costi di manutenzione della pavimentazione urbana e sicurezza di pedoni e ciclisti sono altre conseguenze positive derivate dall’utilizzo di Cupolex Radici.




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Luglio 8, 20212

Da un confronto tra il sistema costruttivo Climablock e le tecnologie di tipo tradizionale, emergono una serie di vantaggi che rendono l’impiego del sistema Climablock maggiormente funzionale, efficace e integrato.


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Quali sono le differenze principali?


Se prendiamo in considerazione un muro tradizionale composto da setto in calcestruzzo e/o muratura in mattone con l’applicazione di un cappotto all’esterno ed una contro-parete all’interno, la stratigrafia così descritta, prevederebbe tre lavorazioni distinte, da eseguire necessariamente in 3 tempi diversi. Nel caso dell’impiego di Climablock, il cassero a rimanere formato da pannelli isolanti in EPS, una volta ricevuto il getto viene realizzata una parete in cemento armato portante con un isolamento ai massimi livelli già integrato, grazie alla conformazione della superficie interna dei pannelli EPS dotata di gole a coda di rondine, che assicura un sostegno meccanico e chimico dell’isolante alla struttura.


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Tre operazioni in una


Con un’unica operazione la posa del cassero Climablock realizza il posizionamento e l’incastro dei blocchi, la posa del ferro di armatura e la posa delle false casse (o elementi di chiusura) per fori e finestre: tutto in un’unica soluzione.

Inoltre, l’applicazione del dispositivo di appiombo e puntellamento fornito dall’azienda consentirà di ottenere – a getto avvenuto – una muratura isolata termicamente allineata e planare e pronta per ricevere la finitura esterna e quella interna.

In particolare, essendo il cassero Climablock dotato di staffe/web a vista poste sulla superficie interna della parete, si potrà applicare mediante placcaggio diretto il rivestimento, come per il cartongesso. La finitura esterna prevederà l’applicazione di qualsiasi tipo di rivestimento direttamente sull’EPS, come una tradizionale rasatura a cappotto o rivestimenti del tipo faccia a vista e facciate continue.


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I vantaggi delle operazioni “a secco”


Le operazioni di esecuzione del sistema Climablock si caratterizzano come operazioni a secco: la cura della carpenteria, l’incastro degli elementi, il taglio e la sagomatura e la risoluzione dei nodi costruttivi avvengono secondo modalità consolidate ed efficaci sulla base dell’esperienza maturata in cantiere dall’azienda e può contare su opportune e precise indicazioni contenute nel manuale di istruzioni alla posa del sistema costruttivo Climablock.


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Rispetto alla realizzazione di muri in CA, che prevedono l’uso di pannelloni per la casseratura, l’utilizzo di Climablock (blocco cassero leggero) consente di operare in cantiere, senza l’ausilio di attrezzature particolari per la movimentazione dei blocchi cassero e per l’esecuzione del getto, in maniera veloce, leggera, pratica e sicura.
A parità di prestazioni termiche, una parete costruita con questo innovativo sistema, consente di realizzare una muratura con spessori ridotti rispetto alle stratigrafie di tipo tradizionali (ad esempio una parete costituita da una stratigrafia: intonaco, contro-parete interna, mattone, isolamento e rivestimento esterno).
La tipologia di incastro e di combinazione degli elementi del cassero Climablock, costituita da tasselli di aggancio e battentatura, consente un risultato perfettamente serrato, facilitando il mantenimento della planarità e dell’appiombo delle pareti che ne risulteranno.


L’esecuzione delle tracce e degli impianti che può avvenire mediante l’impiego di apposito coltello a caldo sul pannello interno di EPS, consente di eliminare la necessità di una contro-parete generalmente realizzata in forato, che diventerebbe oggetto di interventi invasivi.
Vale la considerazione che tutte le operazioni “a secco” consentono di definire tempistiche precise, che unite ad un’organizzazione ottimizzata del cantiere si traducono in un calcolo certo dei tempi e quindi una riduzione dei costi.


Conclusioni


In conclusione, scegliere il sistema costruttivo Climablock rispetto ad un sistema di tipo tradizionale, ha come risultante un processo costruttivo caratterizzato da elevate prestazioni energetiche, una parete sismo-resistente con un cappotto integrato alla struttura in cemento armato, tempi di esecuzioni precise, costi certi, conseguente riduzione di tempi, ed estrema facilità di posa (con una manutenzione ridotta nel tempo).


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Giugno 7, 20210

Perché ventilare un vespaio areato?


Il vuoto sanitario serve a proteggere l’edificio dai gas cancerogeni (come il gas Radon) che fuoriescono dal terreno, nonché proteggere la pavimentazione dall’umidità. La protezione avviene grazie all’intercapedine vuota che si crea tra il magrone e la soletta strutturale, la quale permette di raccogliere tali gas prima che si infiltrino all’interno dell’abitazione.

Il gas intercettato si accumula in questo vano e per evitare che tale concentrazione diventi troppo elevata, tanto da riuscire a penetrare la soletta ed entrare in casa, è necessario ventilare il vespaio ricambiando l’aria, rimuovendo la carica di gas creatasi.



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Ventilazione naturale o meccanica?


Il ricambio d’aria all’interno di un vespaio areato si può ottenere in due modi: utilizzando delle piccole ventole di aspirazione, che estraggono costantemente aria dall’intercapedine e ne fanno entrare di nuova dall’esterno, oppure con un sistema naturale (o passivo).
Nella maggior parte dei casi una ventilazione naturale è più che sufficiente a limitare la concentrazione di gas a livelli accettabili dalla normativa: il Decreto Legislativo n.101/2020 fissa come limite massimo di concentrazione 300 Bq/m3 per le abitazioni esistenti ed i luoghi di lavoro, ridotti a 200 Bq/m3 per le abitazioni che saranno costruite dopo il 31/12/2024.
Di seguito sono riportati alcuni dei nostri consigli utili a  predisporre i tubi per l’areazione in modo tale da ottenere una corretta ventilazione naturale.



Come installare i tubi di ventilazione del vespaio in una nuova costruzione


L’installazione dei tubi di ventilazione dev’essere eseguita prima del getto del vespaio e deve collegare l’intercapedine vuota con l’ambiente esterno. I tubi devono essere i collocati in modo da garantire il passaggio dell’aria, pertanto è consigliato l’utilizzo di un diametro minimo di 100mm, nel quale non devono essere presenti interruzioni. Inoltre, è raccomandabile limitare il numero di curve e cambi di direzione.

Nel caso in cui il vespaio sia posato a livello del cordolo di fondazione, una volta installati gli elementi Cupolex® o IsolCupolex®, potrebbe essere necessario disporre dei fori nello stesso e successivamente provvedere a collegare il vuoto sanitario con l’esterno.


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Nel caso in cui i cordoli di fondazione vengano gettati assieme al vespaio, sarà sufficiente aver cura di posizionare dei tubi che dal vuoto sanitario arrivino all’esterno e vengano inglobati nel calcestruzzo.

In un nuovo edificio risulta fondamentale prevedere in anticipo la posizione dei tubi di ventilazione, analizzando le dimensioni, la forma e le condizioni ambientali della zona.

In linea generale la soluzione ideale è quella di disporli su tutti i lati dell’edificio, ma nel caso in cui non sia possibile, bisogna prevedere almeno due lati opposti (possibilmente Nord e Sud).
Va inoltre valutato l’ambiente in cui verrà costruito l’edificio e, in particolare, se sono presenti dei venti dominanti e da dove provengono. In presenza di altri edifici o in zone collinari, dove il vento soffia sempre nella stessa direzione, possono crearsi delle condizioni particolari che vanno gestite installando i canali di ventilazione nel lato esposto al vento e in quello opposto per sfruttarne la pressione/depressione in facciata.


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Consigliamo di distanziare equamente i tubi a 2m l’uno dall’altro (fino ad un massimo di 2,5m), in modo da predisporne in numero sufficiente per garantire l’adeguata ventilazione.

Per ottenere una buona ventilazione naturale, è necessario posizionare l’uscita dei tubi di areazione più bassa a nord o da dove arriva il vento dominante, e più alta a sud o dal lato opposto. L’obiettivo è quello di sfruttare l’effetto camino, ovvero creare una differente pressione tra i tubi alti di uscita e quelli bassi di entrata, in modo da massimizzare la circolazione dell’aria. La configurazione migliore prevede che i tubi di uscita arrivino all’altezza della copertura dell’edificio, ma se ciò non fosse possibile è consigliabile porli ad almeno 1m più in alto rispetto ai fori di entrata.



È molto importante ricordarsi di collegare con dei tubi le varie aree del vespaio, di solito interrotte da altri cordoli o travi, così da garantire la circolazione dell’aria in ogni area. Anche in questo caso basterà posizionare dei tubi tra un vuoto sanitario e l’altro con lo stesso criterio di distanziamento.


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È raccomandabile posizionarli in modo tale che risultino sfalsati e non allineati, evitando l’eventuale formazione di un canale rettilineo di ventilazione, favorendo così il promanarsi di una corrente non lineare.


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Come installare i tubi di ventilazione del vespaio in una ristrutturazione


È frequente che durante una ristrutturazione vi sia la necessità di dover demolire la pavimentazione esistente per installare un vespaio areato atto a risolvere eventuali problemi di umidità e/o per isolare termicamente il pavimento. In questi casi i tubi di ventilazione vanno inseriti – dopo una piccola demolizione – sulle pareti esistenti. È necessario però andare a studiare nello specifico ogni singolo caso: capita, non di rado, di avere a disposizione degli spessori molto limitati e quindi un’intercapedine di ventilazione molto ridotta. Si può quindi ricorrere a tubazioni dai diametri minori di 10cm o dalle forme rettangolari disponendoli ad una distanza minore di 2m l’uno dall’altro per ottenere un buon ricambio.

Se sono presenti dei vecchi cavedi possono essere collegati e quindi sfruttati per generare l’effetto camino.

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Nel caso fosse impossibile collegare adeguatamente con l’esterno il nuovo vespaio, o nel caso in cui la concentrazione di gas risulti troppo elevata
(vuoi verificare la concentrazione di gas Radon in casa tua? Clicca qui) nonostante la presenza del vespaio, è consigliato utilizzare un sistema di ventilazione meccanica con degli appositi aspiratori per mettere in pressione o in depressione il vespaio ed evitare così che umidità e gas entrino nell’edificio.


La decennale esperienza di Pontarolo Engineering in bonifiche effettuate nel territorio italiano, specialmente nell’edilizia scolastica, ci permette di rassicurarvi: se il vostro edificio ha un vespaio ma purtroppo la ventilazione naturale non riesce ad eliminare sufficientemente la quantità di gas risalente dal terreno, si può intervenire con l’ausilio della ventilazione meccanica, con costi davvero modesti.


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Maggio 13, 20210


Pontarolo Engineering è parte del gruppo di 100 PMI innovative europee che hanno testato in anteprima un nuovo strumento di diagnosi del grado di innovazione (Innovation Audit Tool) che permette di stilare una serie di raccomandazioni personalizzate per potenziare le capacità innovative di ciascuna impresa.



Il progetto


Il progetto di DepoSIt, organizzato dal Centro Friuli Innovazione, si pone l’obiettivo di unire le tecniche a supporto della capacità di innovazione con misure aggiuntive dedicate all’identificazione e allo sviluppo del potenziale di innovazione sociale, identificando tre settori trasversali: smart health, smart mobility e smart living.

I risultati della sperimentazione condurranno alla validazione dello strumento e alla sua adozione su larga scala, proponendosi come best practice in modo da stimolare altre BSO (Business Support Organizations) a diventare più efficaci ed efficienti nella definizione, nello sviluppo e soprattutto nella sperimentazione di strumenti a supporto dell’innovazione per le imprese.



I risultati


In particolare, il report delineato per Pontarolo Engineering ha fornito una panoramica relativa alla situazione attuale dell’azienda, basandosi sulle seguenti attività:

➡️ Identificazione dei punti di forza e di debolezza (e definizione quindi delle minacce e opportunità – analisi SWOT);

➡️ Identificazione di nuovi campi di attività nell’innovazione sociale;

➡️ Raccomandazioni per propositi futuri, volti a un migliore sfruttamento dei potenziali di innovazione e innovazione sociale esistenti.

Lo strumento DepoSIt Innovation Audit mira a esaminare sei dimensioni dell’innovazione:

  1. Cultura dell’innovazione e creatività
  2. Prodotto innovativo
  3. Strategia e processi di innovazione
  4. Gestione della conoscenza
  5. Innovazione di mercato
  6. Analisi della catena del valore

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Secondo la Potential Star rappresentata in figura, si può vedere come Pontarolo Engineering Spa si comporta in diverse dimensioni di innovazione, con particolare risalto in quelle che sono state indicate come le più importanti per il top management (punti 5, 1, 6 e 2).


Conclusioni


Le conclusioni del report indicano che Pontarolo Engineering ha un’attitudine fortemente innovativa, dimostrata dagli oltre 40 brevetti detenuti a livello nazionale e comunitario e dal fatto che risulta iscritta all’albo nazionale italiano delle PMI innovative.

La sua competitività si fonda su vision, mission, strategia di innovazione e modello di business operativo coerente, sul patrimonio di know-how interno e sulla grande creatività del top management. Da sottolineare anche l’abitudine a sviluppare nuove idee e progetti di ricerca e sviluppo in collaborazione con partner esterni e personale interno, principalmente sull’asse verticale (fornitori, clienti).

L’Audit ha fornito – inoltre – diverse raccomandazioni nell’ambito del potenziale di innovazione. Noi di Pontarolo riteniamo che aderire a queste iniziative è di fondamentale importanza per l’azienda, affinché si trovino i giusti mezzi per migliorarsi attraverso il coinvolgimento di realtà competenti, con l’obiettivo di fornire sempre un servizio di qualità in continua crescita.



Per scaricare il report completo, clicca qui

Report

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Aprile 22, 20210


Cupolex Radici è un sistema innovativo di celle vegetative che favorisce lo sviluppo equilibrato delle alberature stradali, riducendo drasticamente gli oneri manutentivi a carico della collettività, principalmente dovuti all’azione degli apparati radicali asfissiati dall’ambiente urbano.

Già ampiamente usate all’estero per la creazione di città resilienti, le celle o isole vegetative rappresentano un investimento in linea con principi del Green new deal, che porta numerosi benefici, sia a livello gestionale che – soprattutto – a livello di miglioramento della qualità del verde urbano nelle nostre città.




I vantaggi di questo sistema innovativo sono dovuti principalmente alla struttura in plastica riciclata che forma un solido reticolo di pilastri, all’interno dei quali si viene a creare un volume nel sottosuolo che permette alle piante di crescere in modo sano, in un terreno vegetale adatto, ossigenato e non compattato, permettendo il raggiungimento del loro pieno potenziale di utilità ambientale. Questo si traduce in diminuzione di CO2, riduzione dell’inquinamento, maggiore schermatura solare, abbassamento di diversi gradi della temperatura e soprattutto nell’eliminazione delle radici affioranti, ricorrente problema che costringe le amministrazioni comunali ad intervenire periodicamente per ripristinare le pavimentazioni danneggiate. Inoltre, Cupolex Radici consente la raccolta e il riutilizzo dell’acqua piovana.





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Ne parliamo con Lea Ermeti, Assessore della Giunta comunale di Riccione,
che ha deciso di sfruttare queste tecnologie messe a disposizione dalla Pontarolo Engineering
al fine di alimentare la sostenibilità e favorire uno sviluppo equilibrato e innovativo del verde urbano.



La notizia della sperimentazione a Riccione di un nuovo sistema in grado di favorire lo sviluppo equilibrato e sicuro delle alberate stradali riducendo o azzerando gli impatti prodotti dagli apparati radicali delle piante ha destato molto interesse non solo da parte degli stakeholders (imprese, amministrazioni pubbliche, associazioni ambientaliste), ma anche dei cittadini. Come e perché nasce l’idea di sperimentare le celle vegetative a Riccione?


Riccione è una città che nella sua denominazione comune è chiamata la “La Perla Verde”. Questo è dovuto al suo paesaggio urbano che è caratterizzato da un ricco patrimonio arboreo che si estende sia nei parchi e giardini che lungo le strade. Fra le specie maggiormente rappresentate lungo i viali abbiamo il pino domestico (Pinus pinea) che da solo rappresenta circa un quarto dell’intero patrimonio arboreo cittadino. La capacità di un albero di crescere e rimanere in salute è in gran parte dipendente dallo spazio disponibile per le radici. E’ noto come gli alberi in aree altamente urbanizzate, dove esistono piccoli spazi con poco terreno disponibile, vanno incontro a senescenza precoce e a crescita stentata. Nelle tipiche condizioni in cui essi vengono posti a dimora in ambito urbano, raramente raggiungono il pieno potenziale di crescita e non riescono a fornire l’ampia gamma di utilità ambientali per i quali sono stati piantati e che al contrario potrebbe essere offerta da alberi sani. Un albero in un tipico ambito urbano, piantato in un’aiuola anche inferiore al metro quadrato, non ha spazio disponibile per lo sviluppo del proprio apparato radicale e va incontro ad un rapido declino. Inoltre, l’impossibilità dell’apparato radicale di svilupparsi in modo equilibrato, a causa della compattazione ed impermeabilizzazione del suolo, stimola lo sviluppo delle radici negli orizzonti di terreno più superficiali con gravi ripercussioni a carico delle pavimentazioni. Creare volumi di suolo maggiore esplorabili dalle radici, non soggetti a compattazione e permeabili, consentono agli alberi di vivere in condizioni fitosanitarie migliori, con maggiori possibilità di sopravvivenza in condizioni più consone. Il nostro obiettivo è quindi quello di aumentare il volume di terreno disponibile per gli alberi, al fine di realizzare alberate costituite da piante della maggiore dimensione possibile e più sane. Nelle aree in cui c’è poco o nessun suolo nativo disponibile, la ricerca attuale che stiamo portando avanti mostra che la realizzazione di celle vegetative sono la soluzione migliore per raggiungere questo obiettivo andando a creare del volume di suolo sotto il marciapiede esplorabile dalle radici, attraverso un sistema che nel contempo salvaguardia le pavimentazioni stradali e i marciapiedi circostanti l’aiuola di piantagione.



Quali benefici pensa si potranno ottenere grazie alla realizzazione delle celle vegetative?


I benefici prodotti da sistemi come le celle vegetative che consentano un migliore e maggiormente equilibrato sviluppo delle piante arboree, soprattutto di grandi dimensioni sono molteplici, soprattutto nei contesti urbani, sia sotto il profilo della qualità degli impianti vegetali realizzati che degli oneri manutentivi ad essi collegati e che l’Amministrazione Comunale deve sopportare negli anni per la loro gestione. La realizzazione e l’incremento delle alberate di prima e seconda grandezza rappresenta una soluzione che va favorita in città, in particolare lungo le strade ed in zone a parcheggio collocate in aree urbane e residenziali, al fine di migliorare sia l’impatto negativo prodotto dai veicoli a motore sia per favorire la mobilità lenta (ciclabile e pedonale) grazie all’ombreggiamento e all’effetto dell’evapotraspirazione prodotto dalle chiome degli alberi che incidono favorevolmente sull’isola di calore che si produce in ambiente urbano. Per esempio, un albero adulto di dimensione media può “estrarre” dall’aria inquinata fino a 250kg/anno di polveri provenienti dal traffico veicolare nonché dagli impianti di riscaldamento e dalle varie attività antropiche (polveri, fumi, metalli pesanti, ecc.) e ridurre di diversi gradi centigradi la temperatura dell’aria nelle calde giornate estive. Naturalmente, le alberate stradali sono poste a dimora in aiuole di piantagione che oltre ad essere necessarie per la sopravvivenza dell’albero, riducono le superfici impermeabili e migliorano il deflusso delle acque piovane. In questi casi le celle vegetative rappresentano una soluzione ideale sia per lo sviluppo equilibrato dell’albero, per la specifica funzione di limitare la compattazione e l’impermeabilità dei suoli urbanizzati che per la salvaguardia delle pavimentazioni circostanti le piante stesse.


Cosa sono e come sono fatte le celle vegetative?


Le celle vegetative che stiamo sperimentando a Riccione in collaborazione con GEAT l’Università di Bologna e la Pontarolo Engineering di Pordenone che ci sta fornendo il supporto tecnico necessario, sono sostanzialmente strutture in plastica riciclata conformi ai CAM (Criteri Ambientali Minimi), poggianti su di un reticolo di pilastrini in grado di creare un franco di terreno, non soggetto a compattazione, esplorabile dalle radici, sormontato da un’intercapedine che favorisce gli scambi gassosi a tutto vantaggio della stabilità e vitalità dell’albero e della conservazione delle pavimentazioni stradali e pedonali circostanti. Queste strutture reticolari, studiate e sviluppate per essere riempite, tra i vuoti, con terreno vegetale o miscele di terricciati specifici, sono poi ricoperte mediante l’impiego di calcestruzzi permeabili o tradizionali con l’aggiunta di impianto irriguo e alla fine pavimentate con i materiali, pietre, masselli in cls e/o materiali bituminosi di progetto.



Il sistema delle celle vegetative sembra quindi possa ritenersi una soluzione vincente nell’ambito della realizzazione di nuove alberate. E nelle situazioni nelle quali le radici degli alberi danneggiano le pavimentazioni, non si ritiene di dover intervenire con la sostituzione integrale dell’alberata? Cosa si può fare?


Certamente in questi casi la cella vegetativa nella sua classica conformazione non può essere realizzata. Non è pensabile infatti effettuare lo scavo in profondità in prossimità dell’albero per l’alloggiamento dei supporti strutturali senza intaccare la stabilità dello stesso. In questi contesti, tuttavia, stiamo sperimentando un sistema che rappresenta sostanzialmente un’evoluzione, un adattamento del sistema precedente, quando per motivi paesaggistici o di opportunità risulta necessario conservare il soprassuolo esistente. Naturalmente la conservazione degli alberi richiede un’attenzione particolare quando si opera a livello radicale al fine di non incidere né sulla vitalità delle piante né sulla loro stabilità. Sostanzialmente si opera attraverso la rimozione accurata della pavimentazione esistente, la “ripulitura” dell’apparato radicale tramite l’utilizzo di tecnologie specifiche, attraverso le quali si genera un getto d’aria supersonico specifico per disgregare la compattazione del suolo e rimuovere o spostare il terreno in prossimità delle radici senza lesionarne il capillizio radicale. Si posizionano quindi gli elementi plastici di protezione (cupole) a salvaguardia delle radici e che contemporaneamente creano un’intercapedine di aria che ne sfavorisce l’affioramento e che fungono da supporto alla pavimentazione soprastante. Questa metodologia riteniamo possa costituire una soluzione praticabile che salvaguardia il soprassuolo arboreo esistente, riducendo o addirittura eliminando contestualmente gli effetti determinati dalle interferenze degli apparati radicali con le pavimentazioni.


Ritiene di poter sfruttare fondi legati al “Recovery Fund”?


Fra le grandi aree strategiche e le aree prioritarie delle azioni concrete del “Recovery Fund”, scritte a lettere cubitali dalle istituzioni europee e sulle quali incombono vincoli di destinazione in cui devono andare almeno il 37% delle risorse messe a disposizione, c’è la transizione ambientale. Le analisi compiute testimoniano la necessità di interventi immediati in quanto l’inquinamento dei centri urbani resta elevato e il 3,3% della popolazione vive in aree dove gli standard europei di tossicità dell’aria risultano oltrepassati. Insieme e oltre alla decarbonizzazione dei trasporti, la mobilità urbana sostenibile pubblica e privata, la forestazione urbana rappresenta, ritengo che sia la via maestra per rendere più sostenibili e vivibili i nostri centri urbani. Realizzare sistemi tecnologici che salvaguardino e permettano lo sviluppo equilibrato del verde urbano vanno proprio in questa direzione e i fondi che saranno messi a disposizione dal Governo nel “Recovery Fund” rappresentano un’opportunità di grande interesse anche per Riccione. Va precisato a questo proposito che i maggiori costi che sono richiesti per la realizzazione degli impianti vegetali con i criteri innovativi come quelli che stiamo mettendo in campo, vanno considerati come un investimento che guarda al futuro e che necessitano tuttavia della partecipazione di tutti i soggetti in campo sia pubblici che privati.



Recentemente concetti come “foresta urbana”, “città resilienti” e “mitigazione degli effetti legati al global warming” sono diventati di uso comune anche in Italia. Lei che si è dimostrata sensibile e innovatrice da questo punto di vista, ritiene che oltre a parlarne diventeranno davvero i principi della futura progettazione urbana?


L’Amministrazione Comunale di Riccione sta cercando di dare proprio un contributo in questa direzione. Va tuttavia considerato che, quando si affrontano questi temi, si deve prendere atto della complessità degli stessi. La definizione di foresta urbana per esempio include tutte le diverse tipologie di verde urbano con livelli molto diversi fra loro: boschi e superfici boscate periurbane, parchi e boschi urbani, piccoli parchi di quartiere, giardini privati, giardini pensili e spazi verdi, alberature stradali, delle piazze, dei viali e infine altri spazi verdi con presenze arboree (scarpate, golene, cimiteri, orti botanici, terreni agricoli, etc.). La progettazione rappresenta una fase fondamentale della realizzazione di interventi di forestazione urbana ed è auspicabile che venga redatta dagli uffici tecnici degli enti interessati, affiancati da specialisti di altri enti pubblici o privati: oggi ritengo non si possano che affrontare questi temi con un concetto di squadra, nella quale ognuno deve svolgere un suo ruolo specifico. Ogni progetto di forestazione urbana infatti deve integrarsi nella complessità del contesto territoriale in cui si colloca: le nuove aree verdi alberate, per esempio, devono essere progettate tenendo in considerazione del loro inserimento nel sistema del verde urbano esistente, così da diventare un elemento integrato della rete di spazi verdi ed assumere un ruolo per la connessione ecologica. La realizzazione di nuovi spazi verdi contribuisce certamente al miglioramento del paesaggio urbano e periurbano e alla riduzione delle emissioni climalteranti, fungendo da serbatoio per la cattura di carbonio e contribuendo al miglioramento del microclima locale, alla mitigazione dell’inquinamento atmosferico (in particolare le polveri sospese) ed acustico, migliorando la funzionalità ambientale e la connettività e la biodiversità locale. Le strategie di forestazione urbana, però, se non accuratamente pianificate e coordinate, possono incontrare problemi di attuazione operativa in quanto richiedono il coinvolgimento di diversi soggetti, pubblici e privati, operanti sul territorio. E’ in questo senso che l’Amministrazione Comunale di Riccione e Geat si pongono in modo aperto e dialogante con tutti i soggetti sia pubblici che privati che operano da tempo in questi ambiti quali appunto l’Università ma anche imprese private quali la Pontarolo Engineering che da anni realizza celle vegetative tecnologiche e vasche di laminazione in varie zone del mondo.




Per avere maggiori informazioni su questa tecnologia innovativa, visita la sezione Cupolex Radici o contattaci

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Marzo 5, 20210


Quando si realizza una casa o un edificio si tende spesso a non considerare un problema molto comune che può essere presente all’interno delle nostre abitazioni: il gas radon.
Il Gas Radon proviene dal terreno ed è ritenuto il principale fattore di rischio di cancro polmonare per i non fumatori e la seconda causa dopo il fumo di tabacco per i fumatori. È presente nell’aria e nell’acqua e si accumula negli ambienti in cui viviamo e lavoriamo.



Cos’è il gas radon?


Il gas radon è un elemento chimico pesante, caratterizzato dal numero atomico 86. È un gas nobile e radioattivo, che si forma per il decadimento del radio, a sua volta generato dal decadimento dell’uranio.

È un gas fortemente cancerogeno, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Gli studi epidemiologici confermano che il gas radon nelle case aumenta il rischio di tumore ai polmoni nella popolazione. La percentuale di tutti i tumori polmonari legati al radon è stimata tra il 3% e il 14%, a seconda della concentrazione media di gas radon nel Paese considerato e dei metodi di calcolo.

È inodore e incolore, è solubile in acqua e presente nell’atmosfera con valori medi fino a 10 Bq/m(Becquerel/metro cubo, unità di misura dell’attività di un radionuclide).
Tende però a concentrarsi maggiormente negli ambienti chiusi, a contatto con il terreno, quindi anche nelle nostre case.


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Come misurare il gas radon


Come abbiamo accennato, la concentrazione di questo gas pericoloso si misura in Becquerel al metro cubo, ovvero l’unità del Sistema Internazionale per indicare un decadimento di un radionuclide al secondo al metro cubo di volume.

Molte volte il gas radon si accumula nei locali chiusi e per questo sarebbe opportuno valutarne la concentrazione media, specialmente nelle abitazioni dove non sono state applicate opportune misure preventive. Tuttavia, anche le abitazioni che sono state progettate con soluzioni atte a prevenire il problema del radon possono essere caratterizzate comunque da valori alti di concentrazione dovuti a vari fattori, tra cui la modalità di costruzione.

Per effettuare una misurazione si possono utilizzare diversi strumenti tra cui il dosimetro passivo. Questo strumento viene posizionato nei locali interessati per un lasso di tempo abbastanza prolungato, solitamente 4 mesi, per venire poi analizzato in laboratorio. I locali più interessanti da analizzare sono quelli dove trascorriamo la maggior parte del nostro tempo: camere da letto, salotto e cucina. Sono da tralasciare le stanze nei piani superiori al piano terra, perchè la concentrazione di gas radon sarà sicuramente molto più bassa.


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Normativa sulla concentrazione di gas radon


A livello normativo in Italia, fino a non molto tempo fa, non erano stati stabiliti dei valori massimi di radioattività consentiti negli ambienti indoor, dunque si prendeva come riferimento quanto stabilito in sede Europea. Da fine 2020 l’Italia ha recepito la direttiva Europea 2013/59/Euratom, tramite il Decreto Legislativo n.101/2020 che fissa nuovi livelli di riferimento, in termini di concentrazione media annua di Radon in aria, ovvero 300 Bq/m3 per le abitazioni esistenti ed i luoghi di lavoro, ridotti a 200 Bq/m3 per le abitazioni che saranno costruite dopo il 31/12/2024.

Il decreto 101/2020 è rivoluzionario anche perché obbliga alla mappatura delle aree a rischio e la verifica delle concentrazioni media annue di radon nei luoghi di lavoro ma anche negli edifici ad uso residenziale, qualora i locali siano sotterranei, semi-sotterranei o situati al pianterreno.

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La mappa tratta dall’istituto superiore di sanità rappresenta
dei valori medi regionali di concentrazioni del gas radon
che forniscono solo informazioni statistiche.

La concentrazione di radon in un’abitazione specifica
è da monitorare con gli appositi dispositivi perchè
la presenza del gas dipende dal terreno, dalla forma,
dai materiali con cui è costruita l’abitazione e da come
è stata eseguita la posa dei vari materiali edili.


Come eliminare il gas radon


Fortunatamente esistono molti sistemi sviluppati nel mondo per evitare concentrazioni pericolose di gas radon dentro negli ambienti domestici o di lavoro. Tali sistemi risolvono contemporaneamente sia il problema del gas radon sia quello dell’umidità del pavimento.


Guaine anti-Radon

Un metodo è l’applicazione di guaine apposite sopra le strutture orizzontali che creano una barriera alla risalita dell’umidità e dell’aria. Questo tipo di soluzione è però poco utilizzata e presenta alcuni svantaggi: innanzitutto le guaine debbono essere posate a regola d’arte e non devono danneggiarsi lungo la vita dell’edificio. Se vi sono delle fessure, infatti, acqua ed aria possono entrarvi rendendo inutile la barriera. In secondo luogo, queste membrane tendono a fermare il gas radon creando delle altissime concentrazioni subito al di sotto della barriera: il gas non viene quindi eliminato, ma è pronto ad infiltrarsi alla prima fessurazione della membrana.

Nel caso in cui un immobile protetto da guaine anti radon dovesse superare la concentrazione di radon consentita, l’intervento di risanamento potrebbe essere molto impattante sia progettualmente che economicamente.


Pannelli in vetro cellulare

I pannelli in vetro cellulare se posati a regola d’arte – ovvero a tenuta stagna – sono anch’essi una soluzione alla risalita del gas radon. Anche per i pannelli in vetro cellulare valgono le considerazioni sulla tenuta e sugli interventi già accennati per le guaine. In più però, rispetto alle guaine, il vetro cellulare isola termicamente.


Vespai areati

Un metodo estremamente efficace sono i vespai areati in polipropilene, presenti sul mercato dagli anni ’90, come il Sistema Cupolex. Il sistema prevede l’utilizzo di casseri dalla forma a cupola che permettono la formazione della struttura del pavimento con un’intercapedine vuota sottostante, che viene poi ventilata.

Mediante la ventilazione naturale del sottopavimento, si possono asportare dalla nostra abitazione le quantità di umidità e gas radon che salgono per capillarità. Il vantaggio principale di questa soluzione è che il gas radon, una volta intercettato dal volume di aria sotto il pavimento, viene disperso all’esterno prima di entrare nei locali a contatto con il terreno. La ventilazione naturale di tale volume d’aria è molto importante e molto spesso risolve il problema della presenza di radon negli edifici.

Rispetto alle soluzioni precedenti però, avere un’intercapedine sotto al pavimento consente di poter intervenire facilmente con delle operazioni di rimedio nel caso in cui a fine lavori sia riscontrata una concentrazione di radon superiore ai valori consentiti, per esempio installando una ventilazione meccanica.



Come si può fare una efficace ventilazione del vespaio?


La ventilazione del vespaio viene spesso poco considerata anche dagli addetti ai lavori. Viene eseguita formando dei fori che collegano il vespaio all’esterno, predisponendo dei tubi in fase di getto della struttura. È importante soffermarsi invece su alcune regole che ci permettono di avere una ventilazione corretta.

  • Sfruttare l’effetto camino
  • Posizionando le prese d’aria in ingresso a Nord e sul tetto a Sud, si innesca un moto di aria naturale dovuto alla differenza di temperatura.
  • Sfruttare la pressione/depressione del vento

Posizionando le prese d’aria lungo la direttrice del vento dominante si possono utilizzare la pressione del vento in facciata e la depressione dovuta al vento sul lato opposto (soprattutto in zone ventose, fuori da centri urbani dove sono più frequenti schermature ai venti)

Questi due fattori sono i più importanti per ottenere una buona ventilazione, tuttavia si possono identificare alcune pratiche del buon costruire che non devono essere dimenticate.

  • Tutti gli ambienti perimetrati da travi devono essere collegati opportunamente agli ambienti adiacenti (in pianta) e quindi all’esterno. Non devono essere presenti “locali” isolati dagli altri;
  • Si consiglia di posizionare, se possibile, i tubi di ventilazione ogni 2-3 m;
  • Si consiglia di utilizzare tubi di aerazione aventi diametro 10 cm o superiore;
  • Si consiglia di ventilare i quattro lati dell’edificio, se possibile, oppure almeno due lati opposti;
  • Più alto è il vespaio e migliore sarà la ventilazione, minore sarà l’umidità relativa e la concentrazione di gas radon.

Sai già qual è la concentrazione di gas radon a casa tua?


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Febbraio 15, 20210


La qualità dell’aria all’interno di abitazioni e ambienti di lavoro è un tema molto importante riguardante la salute della persona; infatti, in alcuni casi, i rischi a cui si va incontro possono essere superiori a quelli dati dall’esposizione diretta all’inquinamento esterno, soprattutto se consideriamo che ormai trascorriamo l’80% del tempo indoor.



Come viene intaccata la qualità dell’aria?


I materiali che compongono strutture e arredamento sono composti da prodotti chimici che, se emessi in quantità significative, possono essere estremamente rischiosi per la salute della persona, specialmente per i soggetti più sensibili (ad esempio sensibilità chimica multipla). Tra le sostanze inquinanti presenti troviamo funghi e muffe causati dall’umidità, polveri e particolati, allergeni, composti organici volatili (VOC), formaldeide, radon, piombo, amianto, monossido di carbonio, anidride carbonica e ozono.

I composti che possono essere emessi dai materiali sono classificati come:

  • COV: composti organici volatili;
  • VVOC: composti organici molto volatili
  • SVOC: composti organici semi-volatili che possono essere particolarmente persistenti venendo rilasciati lentamente nel tempo.

L’EPS supera il test a pieni voti


Una serie di test commissionati per determinare le emissioni di composti organici volatili da prodotti da costruzione e arredo, come stabilito dalla norma ISO 16000-9, sono stati eseguiti su campioni di EPS (Polistirene Espanso) bianco e a conducibilità migliorata prelevati da manufatti utilizzati come materiale isolante.

I campioni d’aria analizzati attraverso un gascromatografo associato ad un rivelatore a spettrometria di massa hanno prodotto risultati più che ottimi: le emissioni VOC risultano essere molto inferiori a quelle indicate dal sistema di certificazione volontaria LEED (The Leadership in Energy and Environmental Design), e addirittura più basse rispetto ai limiti previsti da alcuni stati europei come Germania, Francia e Belgio.


Perché abbiamo scelto l’EPS Twinpor


Oltre a confermarsi – come appena dimostrato – un materiale estremamente sicuro per la salute dell’individuo, l’EPS Twinpor (nuova composizione di EPS a prestazioni migliorate individuata dai nostri ricercatori) che compone tutti i prodotti del Sistema Pontarolo, è imputrescibile, atossico, inerte e non attaccabile da batteri, microorganismi e funghi. Inoltre, non ammuffisce, non contiene CFC e HCFC ed è riciclabile.

Particolarmente interessante, a dimostrazione di quanto appena riportato, l’episodio verificatosi qualche mese fa, quando una persona con notevole sensibilità agli agenti chimici, non ha avuto nessuna reazione allergica entrando in una nuova abitazione realizzata con i prodotti Pontarolo in EPS. Al contrario di quanto avvenuto – invece – in altre abitazioni costruite con sistemi ritenuti naturali.


Scopri il Sistema Pontarolo



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Gennaio 21, 20210

 

E’ uscita ieri su NEC, la piattaforma di riferimento nel Nord Est per il mercato delle costruzioni,  l’intervista fatta al Dott. Ing. Valerio Pontarolo, presidente della Pontarolo Engineering e del Polo tecnologico di Pordenone dal titolo “Mercato: l’importanza di essere resilienti”.

“Un’impresa che ha una certa dimensione – sottolinea l’imprenditore – ha anche una funzione sociale, crea lavoro, crea nuove opportunità e deve restituire qualcosa al territorio e alle comunità dove opera. In un mercato dove i cambiamenti della domanda e le esigenze si evolvono rapidamente diventa fondamentale la capacità di adattamento, il saper cogliere le opportunità che nascono dal cambiamento sapendo fare le scelte giuste. Il che vuol dire grande attenzione, maggiori conoscenze e un’apertura mentale e una disponibilità a relazionarsi con un contesto fluido. Oggi non vince il più forte ma chi è più resiliente.”

Leggi qui l’intervista completa 

 

Valerio Pontarolo


SEDE LEGALE ITALIA

San Vito al Tagliamento

La PONTAROLO ENGINEERING S.p.a. è un’ azienda che da oltre 55 anni opera nel settore delle costruzioni.
+39 0434 857010

www.pontarolo.com

info@pontarolo.com

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