News Archivi - Pontarolo Engineering

Aprile 22, 2021
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Cupolex Radici è un sistema innovativo di celle vegetative che favorisce lo sviluppo equilibrato delle alberature stradali, riducendo drasticamente gli oneri manutentivi a carico della collettività, principalmente dovuti all’azione degli apparati radicali asfissiati dall’ambiente urbano.

Già ampiamente usate all’estero per la creazione di città resilienti, le celle o isole vegetative rappresentano un investimento in linea con principi del Green new deal, che porta numerosi benefici, sia a livello gestionale che – soprattutto – a livello di miglioramento della qualità del verde urbano nelle nostre città.




I vantaggi di questo sistema innovativo sono dovuti principalmente alla struttura in plastica riciclata che forma un solido reticolo di pilastri, all’interno dei quali si viene a creare un volume nel sottosuolo che permette alle piante di crescere in modo sano, in un terreno vegetale adatto, ossigenato e non compattato, permettendo il raggiungimento del loro pieno potenziale di utilità ambientale. Questo si traduce in diminuzione di CO2, riduzione dell’inquinamento, maggiore schermatura solare, abbassamento di diversi gradi della temperatura e soprattutto nell’eliminazione delle radici affioranti, ricorrente problema che costringe le amministrazioni comunali ad intervenire periodicamente per ripristinare le pavimentazioni danneggiate. Inoltre, Cupolex Radici consente la raccolta e il riutilizzo dell’acqua piovana.





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Ne parliamo con Lea Ermeti, Assessore della Giunta comunale di Riccione,
che ha deciso di sfruttare queste tecnologie messe a disposizione dalla Pontarolo Engineering
al fine di alimentare la sostenibilità e favorire uno sviluppo equilibrato e innovativo del verde urbano.



La notizia della sperimentazione a Riccione di un nuovo sistema in grado di favorire lo sviluppo equilibrato e sicuro delle alberate stradali riducendo o azzerando gli impatti prodotti dagli apparati radicali delle piante ha destato molto interesse non solo da parte degli stakeholders (imprese, amministrazioni pubbliche, associazioni ambientaliste), ma anche dei cittadini. Come e perché nasce l’idea di sperimentare le celle vegetative a Riccione?


Riccione è una città che nella sua denominazione comune è chiamata la “La Perla Verde”. Questo è dovuto al suo paesaggio urbano che è caratterizzato da un ricco patrimonio arboreo che si estende sia nei parchi e giardini che lungo le strade. Fra le specie maggiormente rappresentate lungo i viali abbiamo il pino domestico (Pinus pinea) che da solo rappresenta circa un quarto dell’intero patrimonio arboreo cittadino. La capacità di un albero di crescere e rimanere in salute è in gran parte dipendente dallo spazio disponibile per le radici. E’ noto come gli alberi in aree altamente urbanizzate, dove esistono piccoli spazi con poco terreno disponibile, vanno incontro a senescenza precoce e a crescita stentata. Nelle tipiche condizioni in cui essi vengono posti a dimora in ambito urbano, raramente raggiungono il pieno potenziale di crescita e non riescono a fornire l’ampia gamma di utilità ambientali per i quali sono stati piantati e che al contrario potrebbe essere offerta da alberi sani. Un albero in un tipico ambito urbano, piantato in un’aiuola anche inferiore al metro quadrato, non ha spazio disponibile per lo sviluppo del proprio apparato radicale e va incontro ad un rapido declino. Inoltre, l’impossibilità dell’apparato radicale di svilupparsi in modo equilibrato, a causa della compattazione ed impermeabilizzazione del suolo, stimola lo sviluppo delle radici negli orizzonti di terreno più superficiali con gravi ripercussioni a carico delle pavimentazioni. Creare volumi di suolo maggiore esplorabili dalle radici, non soggetti a compattazione e permeabili, consentono agli alberi di vivere in condizioni fitosanitarie migliori, con maggiori possibilità di sopravvivenza in condizioni più consone. Il nostro obiettivo è quindi quello di aumentare il volume di terreno disponibile per gli alberi, al fine di realizzare alberate costituite da piante della maggiore dimensione possibile e più sane. Nelle aree in cui c’è poco o nessun suolo nativo disponibile, la ricerca attuale che stiamo portando avanti mostra che la realizzazione di celle vegetative sono la soluzione migliore per raggiungere questo obiettivo andando a creare del volume di suolo sotto il marciapiede esplorabile dalle radici, attraverso un sistema che nel contempo salvaguardia le pavimentazioni stradali e i marciapiedi circostanti l’aiuola di piantagione.



Quali benefici pensa si potranno ottenere grazie alla realizzazione delle celle vegetative?


I benefici prodotti da sistemi come le celle vegetative che consentano un migliore e maggiormente equilibrato sviluppo delle piante arboree, soprattutto di grandi dimensioni sono molteplici, soprattutto nei contesti urbani, sia sotto il profilo della qualità degli impianti vegetali realizzati che degli oneri manutentivi ad essi collegati e che l’Amministrazione Comunale deve sopportare negli anni per la loro gestione. La realizzazione e l’incremento delle alberate di prima e seconda grandezza rappresenta una soluzione che va favorita in città, in particolare lungo le strade ed in zone a parcheggio collocate in aree urbane e residenziali, al fine di migliorare sia l’impatto negativo prodotto dai veicoli a motore sia per favorire la mobilità lenta (ciclabile e pedonale) grazie all’ombreggiamento e all’effetto dell’evapotraspirazione prodotto dalle chiome degli alberi che incidono favorevolmente sull’isola di calore che si produce in ambiente urbano. Per esempio, un albero adulto di dimensione media può “estrarre” dall’aria inquinata fino a 250kg/anno di polveri provenienti dal traffico veicolare nonché dagli impianti di riscaldamento e dalle varie attività antropiche (polveri, fumi, metalli pesanti, ecc.) e ridurre di diversi gradi centigradi la temperatura dell’aria nelle calde giornate estive. Naturalmente, le alberate stradali sono poste a dimora in aiuole di piantagione che oltre ad essere necessarie per la sopravvivenza dell’albero, riducono le superfici impermeabili e migliorano il deflusso delle acque piovane. In questi casi le celle vegetative rappresentano una soluzione ideale sia per lo sviluppo equilibrato dell’albero, per la specifica funzione di limitare la compattazione e l’impermeabilità dei suoli urbanizzati che per la salvaguardia delle pavimentazioni circostanti le piante stesse.


Cosa sono e come sono fatte le celle vegetative?


Le celle vegetative che stiamo sperimentando a Riccione in collaborazione con GEAT l’Università di Bologna e la Pontarolo Engineering di Pordenone che ci sta fornendo il supporto tecnico necessario, sono sostanzialmente strutture in plastica riciclata conformi ai CAM (Criteri Ambientali Minimi), poggianti su di un reticolo di pilastrini in grado di creare un franco di terreno, non soggetto a compattazione, esplorabile dalle radici, sormontato da un’intercapedine che favorisce gli scambi gassosi a tutto vantaggio della stabilità e vitalità dell’albero e della conservazione delle pavimentazioni stradali e pedonali circostanti. Queste strutture reticolari, studiate e sviluppate per essere riempite, tra i vuoti, con terreno vegetale o miscele di terricciati specifici, sono poi ricoperte mediante l’impiego di calcestruzzi permeabili o tradizionali con l’aggiunta di impianto irriguo e alla fine pavimentate con i materiali, pietre, masselli in cls e/o materiali bituminosi di progetto.



Il sistema delle celle vegetative sembra quindi possa ritenersi una soluzione vincente nell’ambito della realizzazione di nuove alberate. E nelle situazioni nelle quali le radici degli alberi danneggiano le pavimentazioni, non si ritiene di dover intervenire con la sostituzione integrale dell’alberata? Cosa si può fare?


Certamente in questi casi la cella vegetativa nella sua classica conformazione non può essere realizzata. Non è pensabile infatti effettuare lo scavo in profondità in prossimità dell’albero per l’alloggiamento dei supporti strutturali senza intaccare la stabilità dello stesso. In questi contesti, tuttavia, stiamo sperimentando un sistema che rappresenta sostanzialmente un’evoluzione, un adattamento del sistema precedente, quando per motivi paesaggistici o di opportunità risulta necessario conservare il soprassuolo esistente. Naturalmente la conservazione degli alberi richiede un’attenzione particolare quando si opera a livello radicale al fine di non incidere né sulla vitalità delle piante né sulla loro stabilità. Sostanzialmente si opera attraverso la rimozione accurata della pavimentazione esistente, la “ripulitura” dell’apparato radicale tramite l’utilizzo di tecnologie specifiche, attraverso le quali si genera un getto d’aria supersonico specifico per disgregare la compattazione del suolo e rimuovere o spostare il terreno in prossimità delle radici senza lesionarne il capillizio radicale. Si posizionano quindi gli elementi plastici di protezione (cupole) a salvaguardia delle radici e che contemporaneamente creano un’intercapedine di aria che ne sfavorisce l’affioramento e che fungono da supporto alla pavimentazione soprastante. Questa metodologia riteniamo possa costituire una soluzione praticabile che salvaguardia il soprassuolo arboreo esistente, riducendo o addirittura eliminando contestualmente gli effetti determinati dalle interferenze degli apparati radicali con le pavimentazioni.


Ritiene di poter sfruttare fondi legati al “Recovery Fund”?


Fra le grandi aree strategiche e le aree prioritarie delle azioni concrete del “Recovery Fund”, scritte a lettere cubitali dalle istituzioni europee e sulle quali incombono vincoli di destinazione in cui devono andare almeno il 37% delle risorse messe a disposizione, c’è la transizione ambientale. Le analisi compiute testimoniano la necessità di interventi immediati in quanto l’inquinamento dei centri urbani resta elevato e il 3,3% della popolazione vive in aree dove gli standard europei di tossicità dell’aria risultano oltrepassati. Insieme e oltre alla decarbonizzazione dei trasporti, la mobilità urbana sostenibile pubblica e privata, la forestazione urbana rappresenta, ritengo che sia la via maestra per rendere più sostenibili e vivibili i nostri centri urbani. Realizzare sistemi tecnologici che salvaguardino e permettano lo sviluppo equilibrato del verde urbano vanno proprio in questa direzione e i fondi che saranno messi a disposizione dal Governo nel “Recovery Fund” rappresentano un’opportunità di grande interesse anche per Riccione. Va precisato a questo proposito che i maggiori costi che sono richiesti per la realizzazione degli impianti vegetali con i criteri innovativi come quelli che stiamo mettendo in campo, vanno considerati come un investimento che guarda al futuro e che necessitano tuttavia della partecipazione di tutti i soggetti in campo sia pubblici che privati.



Recentemente concetti come “foresta urbana”, “città resilienti” e “mitigazione degli effetti legati al global warming” sono diventati di uso comune anche in Italia. Lei che si è dimostrata sensibile e innovatrice da questo punto di vista, ritiene che oltre a parlarne diventeranno davvero i principi della futura progettazione urbana?


L’Amministrazione Comunale di Riccione sta cercando di dare proprio un contributo in questa direzione. Va tuttavia considerato che, quando si affrontano questi temi, si deve prendere atto della complessità degli stessi. La definizione di foresta urbana per esempio include tutte le diverse tipologie di verde urbano con livelli molto diversi fra loro: boschi e superfici boscate periurbane, parchi e boschi urbani, piccoli parchi di quartiere, giardini privati, giardini pensili e spazi verdi, alberature stradali, delle piazze, dei viali e infine altri spazi verdi con presenze arboree (scarpate, golene, cimiteri, orti botanici, terreni agricoli, etc.). La progettazione rappresenta una fase fondamentale della realizzazione di interventi di forestazione urbana ed è auspicabile che venga redatta dagli uffici tecnici degli enti interessati, affiancati da specialisti di altri enti pubblici o privati: oggi ritengo non si possano che affrontare questi temi con un concetto di squadra, nella quale ognuno deve svolgere un suo ruolo specifico. Ogni progetto di forestazione urbana infatti deve integrarsi nella complessità del contesto territoriale in cui si colloca: le nuove aree verdi alberate, per esempio, devono essere progettate tenendo in considerazione del loro inserimento nel sistema del verde urbano esistente, così da diventare un elemento integrato della rete di spazi verdi ed assumere un ruolo per la connessione ecologica. La realizzazione di nuovi spazi verdi contribuisce certamente al miglioramento del paesaggio urbano e periurbano e alla riduzione delle emissioni climalteranti, fungendo da serbatoio per la cattura di carbonio e contribuendo al miglioramento del microclima locale, alla mitigazione dell’inquinamento atmosferico (in particolare le polveri sospese) ed acustico, migliorando la funzionalità ambientale e la connettività e la biodiversità locale. Le strategie di forestazione urbana, però, se non accuratamente pianificate e coordinate, possono incontrare problemi di attuazione operativa in quanto richiedono il coinvolgimento di diversi soggetti, pubblici e privati, operanti sul territorio. E’ in questo senso che l’Amministrazione Comunale di Riccione e Geat si pongono in modo aperto e dialogante con tutti i soggetti sia pubblici che privati che operano da tempo in questi ambiti quali appunto l’Università ma anche imprese private quali la Pontarolo Engineering che da anni realizza celle vegetative tecnologiche e vasche di laminazione in varie zone del mondo.




Per avere maggiori informazioni su questa tecnologia innovativa, visita la sezione Cupolex Radici o contattaci

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Marzo 5, 2021
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Quando si realizza una casa o un edificio si tende spesso a non considerare un problema molto comune che può essere presente all’interno delle nostre abitazioni: il gas radon.
Il Gas Radon proviene dal terreno ed è ritenuto il principale fattore di rischio di cancro polmonare per i non fumatori e la seconda causa dopo il fumo di tabacco per i fumatori. È presente nell’aria e nell’acqua e si accumula negli ambienti in cui viviamo e lavoriamo.



Cos’è il gas radon?


Il gas radon è un elemento chimico pesante, caratterizzato dal numero atomico 86. È un gas nobile e radioattivo, che si forma per il decadimento del radio, a sua volta generato dal decadimento dell’uranio.

È un gas fortemente cancerogeno, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Gli studi epidemiologici confermano che il gas radon nelle case aumenta il rischio di tumore ai polmoni nella popolazione. La percentuale di tutti i tumori polmonari legati al radon è stimata tra il 3% e il 14%, a seconda della concentrazione media di gas radon nel Paese considerato e dei metodi di calcolo.

È inodore e incolore, è solubile in acqua e presente nell’atmosfera con valori medi fino a 10 Bq/m(Becquerel/metro cubo, unità di misura dell’attività di un radionuclide).
Tende però a concentrarsi maggiormente negli ambienti chiusi, a contatto con il terreno, quindi anche nelle nostre case.




Come misurare il gas radon


Come abbiamo accennato, la concentrazione di questo gas pericoloso si misura in Becquerel al metro cubo, ovvero l’unità del Sistema Internazionale per indicare un decadimento di un radionuclide al secondo al metro cubo di volume.

Molte volte il gas radon si accumula nei locali chiusi e per questo sarebbe opportuno valutarne la concentrazione media, specialmente nelle abitazioni dove non sono state applicate opportune misure preventive. Tuttavia, anche le abitazioni che sono state progettate con soluzioni atte a prevenire il problema del radon possono essere caratterizzate comunque da valori alti di concentrazione dovuti a vari fattori, tra cui la modalità di costruzione.

Per effettuare una misurazione si possono utilizzare diversi strumenti tra cui il dosimetro passivo. Questo strumento viene posizionato nei locali interessati per un lasso di tempo abbastanza prolungato, solitamente 4 mesi, per venire poi analizzato in laboratorio. I locali più interessanti da analizzare sono quelli dove trascorriamo la maggior parte del nostro tempo: camere da letto, salotto e cucina. Sono da tralasciare le stanze nei piani superiori al piano terra, perchè la concentrazione di gas radon sarà sicuramente molto più bassa.


Vuoi verificare la concentrazione di gas radon a casa tua? Accedi al nostro shop


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Normativa sulla concentrazione di gas radon


A livello normativo in Italia, fino a non molto tempo fa, non erano stati stabiliti dei valori massimi di radioattività consentiti negli ambienti indoor, dunque si prendeva come riferimento quanto stabilito in sede Europea. Da fine 2020 l’Italia ha recepito la direttiva Europea 2013/59/Euratom, tramite il Decreto Legislativo n.101/2020 che fissa nuovi livelli di riferimento, in termini di concentrazione media annua di Radon in aria, ovvero 300 Bq/m3 per le abitazioni esistenti ed i luoghi di lavoro, ridotti a 200 Bq/m3 per le abitazioni che saranno costruite dopo il 31/12/2024.

Il decreto 101/2020 è rivoluzionario anche perché obbliga alla mappatura delle aree a rischio e la verifica delle concentrazioni media annue di radon nei luoghi di lavoro ma anche negli edifici ad uso residenziale, qualora i locali siano sotterranei, semi-sotterranei o situati al pianterreno.

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La mappa tratta dall’istituto superiore di sanità rappresenta
dei valori medi regionali di concentrazioni del gas radon
che forniscono solo informazioni statistiche.

La concentrazione di radon in un’abitazione specifica
è da monitorare con gli appositi dispositivi perchè
la presenza del gas dipende dal terreno, dalla forma,
dai materiali con cui è costruita l’abitazione e da come
è stata eseguita la posa dei vari materiali edili.


Come eliminare il gas radon


Fortunatamente esistono molti sistemi sviluppati nel mondo per evitare concentrazioni pericolose di gas radon dentro negli ambienti domestici o di lavoro. Tali sistemi risolvono contemporaneamente sia il problema del gas radon sia quello dell’umidità del pavimento.


Guaine anti-Radon

Un metodo è l’applicazione di guaine apposite sopra le strutture orizzontali che creano una barriera alla risalita dell’umidità e dell’aria. Questo tipo di soluzione è però poco utilizzata e presenta alcuni svantaggi: innanzitutto le guaine debbono essere posate a regola d’arte e non devono danneggiarsi lungo la vita dell’edificio. Se vi sono delle fessure, infatti, acqua ed aria possono entrarvi rendendo inutile la barriera. In secondo luogo, queste membrane tendono a fermare il gas radon creando delle altissime concentrazioni subito al di sotto della barriera: il gas non viene quindi eliminato, ma è pronto ad infiltrarsi alla prima fessurazione della membrana.

Nel caso in cui un immobile protetto da guaine anti radon dovesse superare la concentrazione di radon consentita, l’intervento di risanamento potrebbe essere molto impattante sia progettualmente che economicamente.


Pannelli in vetro cellulare

I pannelli in vetro cellulare se posati a regola d’arte – ovvero a tenuta stagna – sono anch’essi una soluzione alla risalita del gas radon. Anche per i pannelli in vetro cellulare valgono le considerazioni sulla tenuta e sugli interventi già accennati per le guaine. In più però, rispetto alle guaine, il vetro cellulare isola termicamente.


Vespai areati

Un metodo estremamente efficace sono i vespai areati in polipropilene, presenti sul mercato dagli anni ’90, come il Sistema Cupolex. Il sistema prevede l’utilizzo di casseri dalla forma a cupola che permettono la formazione della struttura del pavimento con un’intercapedine vuota sottostante, che viene poi ventilata.

Mediante la ventilazione naturale del sottopavimento, si possono asportare dalla nostra abitazione le quantità di umidità e gas radon che salgono per capillarità. Il vantaggio principale di questa soluzione è che il gas radon, una volta intercettato dal volume di aria sotto il pavimento, viene disperso all’esterno prima di entrare nei locali a contatto con il terreno. La ventilazione naturale di tale volume d’aria è molto importante e molto spesso risolve il problema della presenza di radon negli edifici.

Rispetto alle soluzioni precedenti però, avere un’intercapedine sotto al pavimento consente di poter intervenire facilmente con delle operazioni di rimedio nel caso in cui a fine lavori sia riscontrata una concentrazione di radon superiore ai valori consentiti, per esempio installando una ventilazione meccanica.



Come si può fare una efficace ventilazione del vespaio?


La ventilazione del vespaio viene spesso poco considerata anche dagli addetti ai lavori. Viene eseguita formando dei fori che collegano il vespaio all’esterno, predisponendo dei tubi in fase di getto della struttura. È importante soffermarsi invece su alcune regole che ci permettono di avere una ventilazione corretta.

  • Sfruttare l’effetto camino
  • Posizionando le prese d’aria in ingresso a Nord e sul tetto a Sud, si innesca un moto di aria naturale dovuto alla differenza di temperatura.
  • Sfruttare la pressione/depressione del vento

Posizionando le prese d’aria lungo la direttrice del vento dominante si possono utilizzare la pressione del vento in facciata e la depressione dovuta al vento sul lato opposto (soprattutto in zone ventose, fuori da centri urbani dove sono più frequenti schermature ai venti)

Questi due fattori sono i più importanti per ottenere una buona ventilazione, tuttavia si possono identificare alcune pratiche del buon costruire che non devono essere dimenticate.

  • Tutti gli ambienti perimetrati da travi devono essere collegati opportunamente agli ambienti adiacenti (in pianta) e quindi all’esterno. Non devono essere presenti “locali” isolati dagli altri;
  • Si consiglia di posizionare, se possibile, i tubi di ventilazione ogni 2-3 m;
  • Si consiglia di utilizzare tubi di aerazione aventi diametro 10 cm o superiore;
  • Si consiglia di ventilare i quattro lati dell’edificio, se possibile, oppure almeno due lati opposti;
  • Più alto è il vespaio e migliore sarà la ventilazione, minore sarà l’umidità relativa e la concentrazione di gas radon.

Sai già qual è la concentrazione di gas radon a casa tua?


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Febbraio 15, 2021
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La qualità dell’aria all’interno di abitazioni e ambienti di lavoro è un tema molto importante riguardante la salute della persona; infatti, in alcuni casi, i rischi a cui si va incontro possono essere superiori a quelli dati dall’esposizione diretta all’inquinamento esterno, soprattutto se consideriamo che ormai trascorriamo l’80% del tempo indoor.



Come viene intaccata la qualità dell’aria?


I materiali che compongono strutture e arredamento sono composti da prodotti chimici che, se emessi in quantità significative, possono essere estremamente rischiosi per la salute della persona, specialmente per i soggetti più sensibili (ad esempio sensibilità chimica multipla). Tra le sostanze inquinanti presenti troviamo funghi e muffe causati dall’umidità, polveri e particolati, allergeni, composti organici volatili (VOC), formaldeide, radon, piombo, amianto, monossido di carbonio, anidride carbonica e ozono.

I composti che possono essere emessi dai materiali sono classificati come:

  • COV: composti organici volatili;
  • VVOC: composti organici molto volatili
  • SVOC: composti organici semi-volatili che possono essere particolarmente persistenti venendo rilasciati lentamente nel tempo.

L’EPS supera il test a pieni voti


Una serie di test commissionati per determinare le emissioni di composti organici volatili da prodotti da costruzione e arredo, come stabilito dalla norma ISO 16000-9, sono stati eseguiti su campioni di EPS (Polistirene Espanso) bianco e a conducibilità migliorata prelevati da manufatti utilizzati come materiale isolante.

I campioni d’aria analizzati attraverso un gascromatografo associato ad un rivelatore a spettrometria di massa hanno prodotto risultati più che ottimi: le emissioni VOC risultano essere molto inferiori a quelle indicate dal sistema di certificazione volontaria LEED (The Leadership in Energy and Environmental Design), e addirittura più basse rispetto ai limiti previsti da alcuni stati europei come Germania, Francia e Belgio.


Perché abbiamo scelto l’EPS Twinpor


Oltre a confermarsi – come appena dimostrato – un materiale estremamente sicuro per la salute dell’individuo, l’EPS Twinpor (nuova composizione di EPS a prestazioni migliorate individuata dai nostri ricercatori) che compone tutti i prodotti del Sistema Pontarolo, è imputrescibile, atossico, inerte e non attaccabile da batteri, microorganismi e funghi. Inoltre, non ammuffisce, non contiene CFC e HCFC ed è riciclabile.

Particolarmente interessante, a dimostrazione di quanto appena riportato, l’episodio verificatosi qualche mese fa, quando una persona con notevole sensibilità agli agenti chimici, non ha avuto nessuna reazione allergica entrando in una nuova abitazione realizzata con i prodotti Pontarolo in EPS. Al contrario di quanto avvenuto – invece – in altre abitazioni costruite con sistemi ritenuti naturali.


Scopri il Sistema Pontarolo



Marzo 16, 2020
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Sono giorni diversi ma non perdiamo il nostro sorriso e soprattutto rispettiamo le norme del “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffuzione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro”.

In questo momento delicato e carico per tutti di incertezze, vogliamo informarvi che la la nostra operatività nei prossimi  giorni sarà garantita al 100% quindi potete continuare a contattarci per qualsiasi necessità. 

Nella nostra Azienda stiamo applicando dove è stato possibile lo Smart Working (lavoro da casa) mentre i reparti produttivi lavorano in totale sicurezza.

Il video che abbiamo prodotto è per rassicurare i nostri visitatori, i trasportatori e anche noi della Pontarolo Engineering Spa.

Siamo convinti che questa situazione preoccupante, grazie all’attuazione di politiche come la nostra, si risolverà rapidamente.

Restiamo uniti in questo momento difficile e ne usciremo vincitori:

#iostoacasa #iolavoroinsicurezza e #andràtuttobene


Luglio 10, 2019
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Lunedì 8 luglio alle ore 11.30 è stata inaugurata la realizzazione del Progetto di umanizzazione del reparto di Cardiologia di San Vito al Tagliamento nato con lo scopo di rendere il reparto più accogliente e colorato grazie alle inconfondibili illustrazioni dell’artista pordenonenose Ugo Furlan.

Che dite.. obiettivo raggiunto?!

Presenti il vicegovernatore del Friuli Venezia Giulia con delega alla Salute Riccardo Riccardi, il sindaco Antonio Di Bisceglie, la consigliera regionale Mara Piccin, il presidente del consorzio sviluppo economico locale del Ponterosso Tagliamento, Renato Mascherin.

Il progetto ha preso avvio dallo stesso artista che ha voluto contribuire al percorso di migliorare l’accoglienza per le persone che vivono l’esperienza della degenza ospedaliera  mentre alla realizzazione dei murales hanno contribuito il consorzio Ponterosso Tagliamento e alcune aziende locali tra cui la Pontarolo Engineering.

L’abbellimento del reparto con le opere di Furlan è stato pensato in funzione del miglioramento della relazione tra le persone, i professionisti della sanità e gli spazi dell’ospedale. I murales rappresentano uno strumento divulgativo per la sensibilizzazione dei pazienti e i loro accompagnatori sui corretti stili di vita e per la prevenzione delle patologie cardiovascolari, ma anche messaggi semplici per generare consapevolezza e non ansia nei pazienti.


Giugno 3, 2019
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Giovedì 30 maggio 2019 in occasione della tappa di Pordenone del Casa Clima Tour, è stato consegnato all’ Ing. Valerio Pontarolo l’ Attestato-Partner CasaClima.

Questa importante partnership tra la Pontarolo Engineering Spa e l’agenzia CasaClima di Bolzano è iniziata nel lontano 2010.

Il marchio CasaClima è sinonimo di edizilia ad alto risparmio energetico e di un modo di abitare sano: efficienza energetica e sostenibilità ambientale per ridurre al minimo i consumi sfruttando ampiamente le fonti energetiche rinnovabili.

Come? Attraverso piccole ma fondamentali accortezze durante la scelta dei corretti sistemi di costruzione e la realizzazione stessa.

“Costruire bene per vivere meglio”

Pontarolo Engineering proponendo prodotti e tecnologie costruttive per la sostenibilità nelle costruzioni che consentono di raggiungere ottime performance energetiche coniugando benessere abitativo e risparmio economico non poteva che sposare l’azione promossa dall’ Agenzia CasaClima.

 


Novembre 2, 2017
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Pontarolo Engineering s.p.a tra i finalisti del premio Open Innovative PMI 2017: innovazione made in Friuli Venezia Giulia.

Un traguardo importante per Pontarolo Engineering spa: nel 2017 l’azienda friulana è stata selezionata come finalista in occasione del Premio Open Innovative PMI, indetto da Bernoni Grant Thornton e rivolto alle PMI innovative italiane, i cui esiti sono stati resi noti a Roma, presso Palazzo Cornaro, sede del Dipartimento per gli affari regionali, le autonomie e lo sport della Presidenza del Consiglio dei ministri, Palazzo Cornaro, durante il convegno “Il mondo delle PMI innovative ed il piano governativo Industria 4.0”. Quasi 70 aziende hanno partecipato all’iniziativa e Pontarolo Engineering spa è entrata nella rosa di sei finalisti della sezione “Mercati Europei ed Esteri”.

Pontarolo Engineering spa, con sede a nella Z.I. Ponte Rosso, San Vito al Tagliamento (PN) è stata la prima azienda in Italia ad essere iscritta nella sezione speciale della CCIAA dedicata alle aziende innovative, essendo idonea a soddisfare i particolari requisiti richiesti e raccogliendo così la sfida dell’innovazione, una sfida che il gruppo Pontarolo ha raccolto già da diverso tempo e che ha portato nel mondo attraverso aziende partecipate (Canada, USA, Nuova Zelanda) e distributori.

Ricerca, personale qualificato, pensiero creativo e laterale, grande esperienza nell’edilizia e nei problemi del cantiere, conoscenza dei mercati europei ed esteri permettono quotidianamente a Pontarolo Engineering, guidata dall’inventore Valerio Pontarolo (presidente del Polo Tecnologico di Pordenone), di confrontarsi con un settore tra i più tradizionali, proponendo soluzioni innovative e vantaggiose e diffondendo il know-how acquisito con un ricco programma di attività rivolte a pubblici più o meno specializzati.


Settembre 15, 2017
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Il 15 settembre 2017  c’è stata l’inaugurazione della nuova scuola per l’infanzia “Benedetto Costa” di Sarnano (Macerata).

Solo 16 settimane per costruire un edificio tecnologicamente avanzato – dono della regione Friuli Venezia Giulia- grazie alla passione, all’ impegno, alle soluzioni di un team di professionisti e imprese della regione e al sistema costruttivo Climablock di Pontarolo Engineering.

Dopo aver analizzato numerose tecnologie la scelta è ricaduta sul sistema con casseri a perdere in EPS (polistirolo), ritenuta la migliore soluzione sul mercato per garantire prestazioni antisismiche e termiche eccellenti, ma anche qualità e velocità di esecuzione, fondamentali in questo frangente per poter consegnare l’edificio, una scuola dell’infanzia, in tempo per l’inizio dell’anno scolastico.

I lavori di ricostruzione hanno avuto inizio l’8 maggio 2017 con la posa della prima pietra e si sono conclusi in soli 112 giorni dando vita ad un complesso scolastico di 1360 mq, sviluppato su due livelli capace di ospitare 4 sezioni complessive, di capienza fino ad un massimo di 29 bambini ciascuna.

L’ edificio è classificato come strategico, in Classe d’uso IV, ovvero massima sicurezza e potrà essere utilizzato, in caso di ulteriori emergenze, anche per ospitare la popolazione.

Oltre ai parametri di sicurezza antisismica ed antincendio, la progettazione complessiva ha tenuto in primaria considerazione sia la qualità dell’involucro, che quella impiantistica, al fine di conseguire un edificio dalle prestazioni energetiche di alto livello (NZEB, ovvero “nearly zero energy building”) capaci di tradursi in un consumo estremamente contenuto di energia e, di conseguenza, in una gestione particolarmente economica riferita al riscaldamento, raffrescamento ed alla illuminazione, ma anche alle future manutenzioni, essendo il sistema non destinato a degradare nel tempo e quindi a garantire qualità e lunga durata

“La Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani nella presentazione del progetto di ricostruzione della scuola di Sarnano – ricorda Pontarolo Valerio, Amministratore Delegato di Pontarolo Engineering Spa – disse che la ricostruzione della scuola materna di Sarnano non solo sarebbe stato il modo migliore per celebrare il ricordo di quanto accaduto in Friuli quarant’anni prima, ma anche il segnale che serve in quei luoghi per comprendere che ce la si può fare, che si può ricostruire bene; ed è per noi un orgoglio ancor più grande essere i fornitori del sistema costruttivo per la ricostruzione del primo edificio pubblico-strategico nelle zone terremotate, perché oltre a confermare la bontà del nostro sistema, ci fa capire che, come azienda friulana, abbiamo saputo fare tesoro del tragico sisma che devastò nel ’76 la nostra Regione avendo con lungimiranza guardato alla sicurezza ed al risparmio energetico”.


Archivio fotografico

 


SEDE LEGALE ITALIA

San Vito al Tagliamento

La PONTAROLO ENGINEERING S.p.a. è un’ azienda che da oltre 55 anni opera nel settore delle costruzioni.
+39 0434 857010

www.pontarolo.com

info@pontarolo.com

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