Roberta, Autore presso Pontarolo Engineering

Giugno 7, 2021
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Perché ventilare un vespaio areato?


Il vuoto sanitario serve a proteggere l’edificio dai gas cancerogeni (come il gas Radon) che fuoriescono dal terreno, nonché proteggere la pavimentazione dall’umidità. La protezione avviene grazie all’intercapedine vuota che si crea tra il magrone e la soletta strutturale, la quale permette di raccogliere tali gas prima che si infiltrino all’interno dell’abitazione.

Il gas intercettato si accumula in questo vano e per evitare che tale concentrazione diventi troppo elevata, tanto da riuscire a penetrare la soletta ed entrare in casa, è necessario ventilare il vespaio ricambiando l’aria, rimuovendo la carica di gas creatasi.



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Ventilazione naturale o meccanica?


Il ricambio d’aria all’interno di un vespaio areato si può ottenere in due modi: utilizzando delle piccole ventole di aspirazione, che estraggono costantemente aria dall’intercapedine e ne fanno entrare di nuova dall’esterno, oppure con un sistema naturale (o passivo).
Nella maggior parte dei casi una ventilazione naturale è più che sufficiente a limitare la concentrazione di gas a livelli accettabili dalla normativa: il Decreto Legislativo n.101/2020 fissa come limite massimo di concentrazione 300 Bq/m3 per le abitazioni esistenti ed i luoghi di lavoro, ridotti a 200 Bq/m3 per le abitazioni che saranno costruite dopo il 31/12/2024.
Di seguito sono riportati alcuni dei nostri consigli utili a  predisporre i tubi per l’areazione in modo tale da ottenere una corretta ventilazione naturale.



Come installare i tubi di ventilazione del vespaio in una nuova costruzione


L’installazione dei tubi di ventilazione dev’essere eseguita prima del getto del vespaio e deve collegare l’intercapedine vuota con l’ambiente esterno. I tubi devono essere i collocati in modo da garantire il passaggio dell’aria, pertanto è consigliato l’utilizzo di un diametro minimo di 100mm, nel quale non devono essere presenti interruzioni. Inoltre, è raccomandabile limitare il numero di curve e cambi di direzione.

Nel caso in cui il vespaio sia posato a livello del cordolo di fondazione, una volta installati gli elementi Cupolex® o IsolCupolex®, potrebbe essere necessario disporre dei fori nello stesso e successivamente provvedere a collegare il vuoto sanitario con l’esterno.



Nel caso in cui i cordoli di fondazione vengano gettati assieme al vespaio, sarà sufficiente aver cura di posizionare dei tubi che dal vuoto sanitario arrivino all’esterno e vengano inglobati nel calcestruzzo.

In un nuovo edificio risulta fondamentale prevedere in anticipo la posizione dei tubi di ventilazione, analizzando le dimensioni, la forma e le condizioni ambientali della zona.

In linea generale la soluzione ideale è quella di disporli su tutti i lati dell’edificio, ma nel caso in cui non sia possibile, bisogna prevedere almeno due lati opposti (possibilmente Nord e Sud).
Va inoltre valutato l’ambiente in cui verrà costruito l’edificio e, in particolare, se sono presenti dei venti dominanti e da dove provengono. In presenza di altri edifici o in zone collinari, dove il vento soffia sempre nella stessa direzione, possono crearsi delle condizioni particolari che vanno gestite installando i canali di ventilazione nel lato esposto al vento e in quello opposto per sfruttarne la pressione/depressione in facciata.



Consigliamo di distanziare equamente i tubi a 2m l’uno dall’altro (fino ad un massimo di 2,5m), in modo da predisporne in numero sufficiente per garantire l’adeguata ventilazione.

Per ottenere una buona ventilazione naturale, è necessario posizionare l’uscita dei tubi di areazione più bassa a nord o da dove arriva il vento dominante, e più alta a sud o dal lato opposto. L’obiettivo è quello di sfruttare l’effetto camino, ovvero creare una differente pressione tra i tubi alti di uscita e quelli bassi di entrata, in modo da massimizzare la circolazione dell’aria. La configurazione migliore prevede che i tubi di uscita arrivino all’altezza della copertura dell’edificio, ma se ciò non fosse possibile è consigliabile porli ad almeno 1m più in alto rispetto ai fori di entrata.



È molto importante ricordarsi di collegare con dei tubi le varie aree del vespaio, di solito interrotte da altri cordoli o travi, così da garantire la circolazione dell’aria in ogni area. Anche in questo caso basterà posizionare dei tubi tra un vuoto sanitario e l’altro con lo stesso criterio di distanziamento.



È raccomandabile posizionarli in modo tale che risultino sfalsati e non allineati, evitando l’eventuale formazione di un canale rettilineo di ventilazione, favorendo così il promanarsi di una corrente non lineare.


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Come installare i tubi di ventilazione del vespaio in una ristrutturazione


È frequente che durante una ristrutturazione vi sia la necessità di dover demolire la pavimentazione esistente per installare un vespaio areato atto a risolvere eventuali problemi di umidità e/o per isolare termicamente il pavimento. In questi casi i tubi di ventilazione vanno inseriti – dopo una piccola demolizione – sulle pareti esistenti. È necessario però andare a studiare nello specifico ogni singolo caso: capita, non di rado, di avere a disposizione degli spessori molto limitati e quindi un’intercapedine di ventilazione molto ridotta. Si può quindi ricorrere a tubazioni dai diametri minori di 10cm o dalle forme rettangolari disponendoli ad una distanza minore di 2m l’uno dall’altro per ottenere un buon ricambio.

Se sono presenti dei vecchi cavedi possono essere collegati e quindi sfruttati per generare l’effetto camino.


Nel caso fosse impossibile collegare adeguatamente con l’esterno il nuovo vespaio, o nel caso in cui la concentrazione di gas risulti troppo elevata
(vuoi verificare la concentrazione di gas Radon in casa tua? Clicca qui) nonostante la presenza del vespaio, è consigliato utilizzare un sistema di ventilazione meccanica con degli appositi aspiratori per mettere in pressione o in depressione il vespaio ed evitare così che umidità e gas entrino nell’edificio.


La decennale esperienza di Pontarolo Engineering in bonifiche effettuate nel territorio italiano, specialmente nell’edilizia scolastica, ci permette di rassicurarvi: se il vostro edificio ha un vespaio ma purtroppo la ventilazione naturale non riesce ad eliminare sufficientemente la quantità di gas risalente dal terreno, si può intervenire con l’ausilio della ventilazione meccanica, con costi davvero modesti.


Marzo 30, 2021
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Venerdì 02-04-2021 alle ore 11.00 in modalità telematica via Zoom – Per iscriverti, clicca qui

Il Webinar è organizzato dal Polo Tecnologico Alto Adriatico Andrea Galvani in collaborazione con Confindustria Alto Adriatico.

L’incontro vuole offrire una panoramica sull’andamento dei prezzi delle materie prime e, soprattutto, sugli scenari futuri che gli ultimi trend di mercato aprono sul fronte produttivo.

Per informazioni: Polo Tecnologico Alto Adriatico Tel. 0434 50441

 

 

 

 


Marzo 5, 2021
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Quando si realizza una casa o un edificio si tende spesso a non considerare un problema molto comune che può essere presente all’interno delle nostre abitazioni: il gas radon.
Il Gas Radon proviene dal terreno ed è ritenuto il principale fattore di rischio di cancro polmonare per i non fumatori e la seconda causa dopo il fumo di tabacco per i fumatori. È presente nell’aria e nell’acqua e si accumula negli ambienti in cui viviamo e lavoriamo.



Cos’è il gas radon?


Il gas radon è un elemento chimico pesante, caratterizzato dal numero atomico 86. È un gas nobile e radioattivo, che si forma per il decadimento del radio, a sua volta generato dal decadimento dell’uranio.

È un gas fortemente cancerogeno, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Gli studi epidemiologici confermano che il gas radon nelle case aumenta il rischio di tumore ai polmoni nella popolazione. La percentuale di tutti i tumori polmonari legati al radon è stimata tra il 3% e il 14%, a seconda della concentrazione media di gas radon nel Paese considerato e dei metodi di calcolo.

È inodore e incolore, è solubile in acqua e presente nell’atmosfera con valori medi fino a 10 Bq/m(Becquerel/metro cubo, unità di misura dell’attività di un radionuclide).
Tende però a concentrarsi maggiormente negli ambienti chiusi, a contatto con il terreno, quindi anche nelle nostre case.




Come misurare il gas radon


Come abbiamo accennato, la concentrazione di questo gas pericoloso si misura in Becquerel al metro cubo, ovvero l’unità del Sistema Internazionale per indicare un decadimento di un radionuclide al secondo al metro cubo di volume.

Molte volte il gas radon si accumula nei locali chiusi e per questo sarebbe opportuno valutarne la concentrazione media, specialmente nelle abitazioni dove non sono state applicate opportune misure preventive. Tuttavia, anche le abitazioni che sono state progettate con soluzioni atte a prevenire il problema del radon possono essere caratterizzate comunque da valori alti di concentrazione dovuti a vari fattori, tra cui la modalità di costruzione.

Per effettuare una misurazione si possono utilizzare diversi strumenti tra cui il dosimetro passivo. Questo strumento viene posizionato nei locali interessati per un lasso di tempo abbastanza prolungato, solitamente 4 mesi, per venire poi analizzato in laboratorio. I locali più interessanti da analizzare sono quelli dove trascorriamo la maggior parte del nostro tempo: camere da letto, salotto e cucina. Sono da tralasciare le stanze nei piani superiori al piano terra, perchè la concentrazione di gas radon sarà sicuramente molto più bassa.


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Normativa sulla concentrazione di gas radon


A livello normativo in Italia, fino a non molto tempo fa, non erano stati stabiliti dei valori massimi di radioattività consentiti negli ambienti indoor, dunque si prendeva come riferimento quanto stabilito in sede Europea. Da fine 2020 l’Italia ha recepito la direttiva Europea 2013/59/Euratom, tramite il Decreto Legislativo n.101/2020 che fissa nuovi livelli di riferimento, in termini di concentrazione media annua di Radon in aria, ovvero 300 Bq/m3 per le abitazioni esistenti ed i luoghi di lavoro, ridotti a 200 Bq/m3 per le abitazioni che saranno costruite dopo il 31/12/2024.

Il decreto 101/2020 è rivoluzionario anche perché obbliga alla mappatura delle aree a rischio e la verifica delle concentrazioni media annue di radon nei luoghi di lavoro ma anche negli edifici ad uso residenziale, qualora i locali siano sotterranei, semi-sotterranei o situati al pianterreno.

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La mappa tratta dall’istituto superiore di sanità rappresenta
dei valori medi regionali di concentrazioni del gas radon
che forniscono solo informazioni statistiche.

La concentrazione di radon in un’abitazione specifica
è da monitorare con gli appositi dispositivi perchè
la presenza del gas dipende dal terreno, dalla forma,
dai materiali con cui è costruita l’abitazione e da come
è stata eseguita la posa dei vari materiali edili.


Come eliminare il gas radon


Fortunatamente esistono molti sistemi sviluppati nel mondo per evitare concentrazioni pericolose di gas radon dentro negli ambienti domestici o di lavoro. Tali sistemi risolvono contemporaneamente sia il problema del gas radon sia quello dell’umidità del pavimento.


Guaine anti-Radon

Un metodo è l’applicazione di guaine apposite sopra le strutture orizzontali che creano una barriera alla risalita dell’umidità e dell’aria. Questo tipo di soluzione è però poco utilizzata e presenta alcuni svantaggi: innanzitutto le guaine debbono essere posate a regola d’arte e non devono danneggiarsi lungo la vita dell’edificio. Se vi sono delle fessure, infatti, acqua ed aria possono entrarvi rendendo inutile la barriera. In secondo luogo, queste membrane tendono a fermare il gas radon creando delle altissime concentrazioni subito al di sotto della barriera: il gas non viene quindi eliminato, ma è pronto ad infiltrarsi alla prima fessurazione della membrana.

Nel caso in cui un immobile protetto da guaine anti radon dovesse superare la concentrazione di radon consentita, l’intervento di risanamento potrebbe essere molto impattante sia progettualmente che economicamente.


Pannelli in vetro cellulare

I pannelli in vetro cellulare se posati a regola d’arte – ovvero a tenuta stagna – sono anch’essi una soluzione alla risalita del gas radon. Anche per i pannelli in vetro cellulare valgono le considerazioni sulla tenuta e sugli interventi già accennati per le guaine. In più però, rispetto alle guaine, il vetro cellulare isola termicamente.


Vespai areati

Un metodo estremamente efficace sono i vespai areati in polipropilene, presenti sul mercato dagli anni ’90, come il Sistema Cupolex. Il sistema prevede l’utilizzo di casseri dalla forma a cupola che permettono la formazione della struttura del pavimento con un’intercapedine vuota sottostante, che viene poi ventilata.

Mediante la ventilazione naturale del sottopavimento, si possono asportare dalla nostra abitazione le quantità di umidità e gas radon che salgono per capillarità. Il vantaggio principale di questa soluzione è che il gas radon, una volta intercettato dal volume di aria sotto il pavimento, viene disperso all’esterno prima di entrare nei locali a contatto con il terreno. La ventilazione naturale di tale volume d’aria è molto importante e molto spesso risolve il problema della presenza di radon negli edifici.

Rispetto alle soluzioni precedenti però, avere un’intercapedine sotto al pavimento consente di poter intervenire facilmente con delle operazioni di rimedio nel caso in cui a fine lavori sia riscontrata una concentrazione di radon superiore ai valori consentiti, per esempio installando una ventilazione meccanica.



Come si può fare una efficace ventilazione del vespaio?


La ventilazione del vespaio viene spesso poco considerata anche dagli addetti ai lavori. Viene eseguita formando dei fori che collegano il vespaio all’esterno, predisponendo dei tubi in fase di getto della struttura. È importante soffermarsi invece su alcune regole che ci permettono di avere una ventilazione corretta.

  • Sfruttare l’effetto camino
  • Posizionando le prese d’aria in ingresso a Nord e sul tetto a Sud, si innesca un moto di aria naturale dovuto alla differenza di temperatura.
  • Sfruttare la pressione/depressione del vento

Posizionando le prese d’aria lungo la direttrice del vento dominante si possono utilizzare la pressione del vento in facciata e la depressione dovuta al vento sul lato opposto (soprattutto in zone ventose, fuori da centri urbani dove sono più frequenti schermature ai venti)

Questi due fattori sono i più importanti per ottenere una buona ventilazione, tuttavia si possono identificare alcune pratiche del buon costruire che non devono essere dimenticate.

  • Tutti gli ambienti perimetrati da travi devono essere collegati opportunamente agli ambienti adiacenti (in pianta) e quindi all’esterno. Non devono essere presenti “locali” isolati dagli altri;
  • Si consiglia di posizionare, se possibile, i tubi di ventilazione ogni 2-3 m;
  • Si consiglia di utilizzare tubi di aerazione aventi diametro 10 cm o superiore;
  • Si consiglia di ventilare i quattro lati dell’edificio, se possibile, oppure almeno due lati opposti;
  • Più alto è il vespaio e migliore sarà la ventilazione, minore sarà l’umidità relativa e la concentrazione di gas radon.

Sai già qual è la concentrazione di gas radon a casa tua?


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Febbraio 15, 2021
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La qualità dell’aria all’interno di abitazioni e ambienti di lavoro è un tema molto importante riguardante la salute della persona; infatti, in alcuni casi, i rischi a cui si va incontro possono essere superiori a quelli dati dall’esposizione diretta all’inquinamento esterno, soprattutto se consideriamo che ormai trascorriamo l’80% del tempo indoor.



Come viene intaccata la qualità dell’aria?


I materiali che compongono strutture e arredamento sono composti da prodotti chimici che, se emessi in quantità significative, possono essere estremamente rischiosi per la salute della persona, specialmente per i soggetti più sensibili (ad esempio sensibilità chimica multipla). Tra le sostanze inquinanti presenti troviamo funghi e muffe causati dall’umidità, polveri e particolati, allergeni, composti organici volatili (VOC), formaldeide, radon, piombo, amianto, monossido di carbonio, anidride carbonica e ozono.

I composti che possono essere emessi dai materiali sono classificati come:

  • COV: composti organici volatili;
  • VVOC: composti organici molto volatili
  • SVOC: composti organici semi-volatili che possono essere particolarmente persistenti venendo rilasciati lentamente nel tempo.

L’EPS supera il test a pieni voti


Una serie di test commissionati per determinare le emissioni di composti organici volatili da prodotti da costruzione e arredo, come stabilito dalla norma ISO 16000-9, sono stati eseguiti su campioni di EPS (Polistirene Espanso) bianco e a conducibilità migliorata prelevati da manufatti utilizzati come materiale isolante.

I campioni d’aria analizzati attraverso un gascromatografo associato ad un rivelatore a spettrometria di massa hanno prodotto risultati più che ottimi: le emissioni VOC risultano essere molto inferiori a quelle indicate dal sistema di certificazione volontaria LEED (The Leadership in Energy and Environmental Design), e addirittura più basse rispetto ai limiti previsti da alcuni stati europei come Germania, Francia e Belgio.


Perché abbiamo scelto l’EPS Twinpor


Oltre a confermarsi – come appena dimostrato – un materiale estremamente sicuro per la salute dell’individuo, l’EPS Twinpor (nuova composizione di EPS a prestazioni migliorate individuata dai nostri ricercatori) che compone tutti i prodotti del Sistema Pontarolo, è imputrescibile, atossico, inerte e non attaccabile da batteri, microorganismi e funghi. Inoltre, non ammuffisce, non contiene CFC e HCFC ed è riciclabile.

Particolarmente interessante, a dimostrazione di quanto appena riportato, l’episodio verificatosi qualche mese fa, quando una persona con notevole sensibilità agli agenti chimici, non ha avuto nessuna reazione allergica entrando in una nuova abitazione realizzata con i prodotti Pontarolo in EPS. Al contrario di quanto avvenuto – invece – in altre abitazioni costruite con sistemi ritenuti naturali.


Scopri il Sistema Pontarolo



Febbraio 5, 2021
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Il Sistema Pontarolo per gli edifici sostenibili

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Dal 1° gennaio 2021, la nuova legge energetica D.Lgs 48/2020 che ha recepito la direttiva Europea 844 (EPBD III), rinnova le caratteristiche già definite dal Decreto Requisiti Minimi, prevedendo l’obbligo di edifici nZEB per tutti gli immobili privati e pubblici.



Quali sono le caratteristiche di un edificio nZEB?


Il termine nZEB è l’acronimo di nearly Zero Energy Building e indica un edificio con consumo energetico pari quasi a zero, necessità soddisfatta in gran parte da fonti di energia rinnovabile.
Sono edifici progettati per provvedere autonomamente alla produzione del proprio fabbisogno energetico, come riscaldamento e raffrescamento, ventilazione, illuminazione e altri parametri.


Regioni già all’avanguardia


In Italia ci sono già degli esempi edifici nZEB, come in Lombardia ed Emilia Romagna. Le due regioni, grazie all’anticipazione degli obblighi rispettivamente dal 2016 e dal 2019, si sono attivate già da tempo alla realizzazione di edifici nuovi o oggetto di ristrutturazione, pubblici o privati, ad energia quasi zero.


Come cambia la progettazione?


Nella progettazione di un edificio ad elevate prestazioni energetiche, è di fondamentale importanza, oltre alle energie rinnovabili citate in precedenza, la costituzione dell’involucro a bassi consumi, tanto in regime invernale quanto in regime estivo: basse trasmittanze termiche ed elevata inerzia, in grado di limitare le dispersioni.

Le tecnologie del SISTEMA PONTAROLO, tra cui CLIMABLOCK®, ISOLCUPOLEX®, SPYROGRIP®, KALDO® e VENTUS®, possiedono le caratteristiche necessarie a soddisfare i requisiti degli edifici nZEB




Scopri il Sistema Pontarolo

Gennaio 27, 2021
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L’Invarianza Idraulica è un argomento sempre più attuale in numerose regioni italiane e spesso richiede la corretta progettazione di una vasca di laminazione delle acque piovane. Vogliamo qui condividere con te la nostra consolidata esperienza sulle varie tipologie di vasca di laminazione presenti sul mercato, analizzando i pro e i contro di ogni tipo di vasca.

Per contattare i nostri uffici e valutare la fattibilità di ogni progetto o per un’assistenza alla progettazione, clicca qui.


Invarianza idraulica:
quadro generale


Molte regioni italiane hanno recentemente introdotto il principio di invarianza idraulica. Ciò comporta la necessità di creare dei bacini per il contenimento delle acque meteoriche: la vasca di laminazione.

Come sappiamo, la sempre crescente urbanizzazione del suolo causa una minore capacità di assorbimento del terreno dell’acqua durante le piogge. L’attuale rete idrica convoglia l’acqua in modo molto più veloce nel sistema fognario, che molte volte non ha una portata sufficiente e provoca allagamenti e quindi danni.

L’impermeabilizzazione del suolo, l’abbondanza di piogge in tempi molto brevi e la necessità di non saturare le reti idriche urbane da anni è stato oggetto di studio da parte dei legislatori Europei e Nazionali.

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A livello Europeo vari Paesi tra cui Olanda, Francia, Germania e Gran Bretagna hanno un quadro legislativo nazionale delineato e nel corso degli anni hanno investito e ridotto il rischio di collasso della rete idraulica.

In Italia già dal 1994 la Legge Galli disciplina le risorse idriche, anche se l’attuazione del suo contenuto è avvenuta in tempi più recenti e a livello regionale.

Oggi, in varie Regioni, il principio di invarianza idraulica obbliga a restituire la permeabilità del terreno persa con la costruzione di edifici, strade e parcheggi, realizzando dei volumi per contenere importanti quantità di acqua affinché le tubazioni urbane non collassino durante i temporali più violenti.

Per questo motivo sempre più spesso capita di dover costruire delle vasche di laminazione delle acque meteoriche.


Tipologie di Vasche di laminazione

La prima distinzione che possiamo fare è tra bacini interrati e superficiali. I bacini superficiali sono delle aree lasciate a verde dove l’acqua può esondare durante le piogge più intense.

Spesso però la dimensione del lotto di terreno a disposizione non consente di realizzare la totalità del bacino di compensazione mediante opere in superficie ed è necessario ricorrere parzialmente o totalmente ad opere interrate per soddisfare l’invarianza idraulica.

I sistemi per creare tali volumi d’invaso interrati sono vari. Esistono soluzioni di diverso tipo, che vanno dal prefabbricato scatolare in cemento armato fino ad elementi in plastica o strutture gettate in opera. Analizziamo qui di seguito le principali tipologie di vasca di laminazione.



Vantaggi e svantaggi di ogni tipo di vasca di laminazione


Ognuno dei sistemi costruttivi ha pregi e difetti riassunti brevemente qui di seguito. Infine abbiamo descritto il sistema da noi proposto e spiegati vantaggi, limiti e benefici.

Scatolari in cemento armato prefabbricati

Sono strutture prefabbricate in cemento armato che vengono trasportate dal prefabbricatore che le produce e vengono interrate.

Vantaggi: possono sopportare grandi carichi, per volumi importanti vengono collegati in serie, veloci da posare
Svantaggi: Misure limitate, poca flessibilità di forma, molte pareti, mezzi di trasporto e sollevamento ingombranti e costosi

Tubazioni in cemento armato

Sono anch’esse strutture prefabbricate in cemento armato di forma tubolare e dal diametro variabile.

✓ Vantaggi: possono sopportare grandi carichi, vengono collegati in serie, sono veloci da posare
Svantaggi: Misure limitate, poca flessibilità di forma, mezzi di trasporto e sollevamento ingombranti e costosi, necessitano una vasta area di posa per raggiungere i volumi richiesti, il che comporta una logistica complessa.

Cisterne in plastica

Sono delle cisterne interamente in plastica di forma solitamente cilindrica e misura limitata: vengono prodotte in fabbrica e trasportate ed interrate in cantiere.

✓ Vantaggi: non serve gettare cemento, veloci da applicare, ideali per quantità limitate di acqua.
Svantaggi: costose, non sono sempre ispezionabili, volumi di acqua limitati.

Elementi modulari in plastica

Sono degli elementi in plastica ideati per essere interrati assieme ad una serie di geo tessuti e ghiaia e per sostenere direttamente i carichi di progetto. Le parti vuote dei pannelli/moduli sono destinati a riempirsi di acqua.

✓ Vantaggi: flessibilità di forma e dimensione della vasca, facile installazione con elementi leggeri e manovrabili.
Svantaggi: Costosi, altezza limitata della vasca, necessità di essere posizionata in profondità per resistere ad alti carichi, non può essere installata sotto il livello di falda, grandi volumi di ghiaia necessari, difficilmente ispezionabili, durata nel tempo incerta.

Strutture in opera di pareti e solai in calcestruzzo armato

✓ Vantaggi: flessibili in pianta
Svantaggi: non flessibili in elevazione per l’impossibilità di scasserare il solaio nel caso di vasche con poca altezza utile. Luce del solaio limitata dai carichi.


Cupolex Vasche: il sistema ibrido tra modulare
e gettato in opera

Il sistema che noi abbiamo sviluppato e che dà maggiori vantaggi per soddisfare l’invarianza idraulica è di fatto un sistema ibrido tra gettato in opera e modulare, è il sistema Cupolex Vasche. Consiste nella formazione di muri in c.a. perimetrali senza limiti di forma tramite i casseri Climablock: leggeri e trasportabili in cantiere senza bisogno di grandi mezzi di sollevamento, e all’utilizzo delle casseforme Cupolex Rialto ad altezza variabile, molto flessibili sia in alzato che in pianta. I casseri Cupolex danno poi la forma al calcestruzzo che diventerà la copertura della vasca di laminazione, lasciando un grande vuoto sotto riempibile dall’acqua piovana. Si formeranno inoltre numerose colonne in calcestruzzo in corrispondenza dei tubi del sistema, che reggeranno i carichi soprastanti e li distribuiranno al di sotto della vasca.


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Vantaggi del sistema
Cupolex Vasche


Tra i vantaggi del sistema si annoverano:

  •  L’economicità del sistema confronto ai sistemi tradizionali
  • La flessibilità del manufatto che si può adattare anche a forme particolari in pianta e ad altezze comunque compatibili con la quota di falda.
  • La carrabilità anche nel caso di carichi da ponte, per questo Cupolex vasche viene solitamente posizionato sotto parcheggi, baie di carico, strade o sotto il capannone stesso. Cupolex Vasche consente il transito di mezzi pesanti anche senza ghiaia per la ripartizione del carico, con la ruota direttamente sopra la soletta.
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  • La rapidità di esecuzione del sistema (oltre 1000 m3 di invaso realizzati in due settimane di lavoro)
  • La possibilità di realizzare bacini di prima pioggia, dissabbiatori, disoleatori minimizzando l’utilizzo di pompe di sollevamento ma prediligendo sistemi a gravità
  • La possibilità di infiltrare nel suolo le acque meteoriche alimentando così le falde locali
  • La possibilità di realizzare semplicemente vasche impermeabili
Scopri di più

Soddisfare l’invarianza idraulica con Pontarolo Engineering

Partendo da studi di fattibilità su misura per le condizioni specifiche del progetto, la Pontarolo Engineering può accompagnare il general contractor o la committenza lungo l’iter realizzativo, passando per la progettazione delle strutture fino alla realizzazione in opera.

Cupolex Vasche “chiavi in mano” dona al cliente la tranquillità di avere in tempi e costi certi un’opera specialistica progettata su misura e realizzata da personale esperto.

Contatta i nostri uffici per maggiori informazioni e per conoscere i costi
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Gennaio 21, 2021
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E’ uscita ieri su NEC, la piattaforma di riferimento nel Nord Est per il mercato delle costruzioni,  l’intervista fatta al Dott. Ing. Valerio Pontarolo, presidente della Pontarolo Engineering e del Polo tecnologico di Pordenone dal titolo “Mercato: l’importanza di essere resilienti”.

“Un’impresa che ha una certa dimensione – sottolinea l’imprenditore – ha anche una funzione sociale, crea lavoro, crea nuove opportunità e deve restituire qualcosa al territorio e alle comunità dove opera. In un mercato dove i cambiamenti della domanda e le esigenze si evolvono rapidamente diventa fondamentale la capacità di adattamento, il saper cogliere le opportunità che nascono dal cambiamento sapendo fare le scelte giuste. Il che vuol dire grande attenzione, maggiori conoscenze e un’apertura mentale e una disponibilità a relazionarsi con un contesto fluido. Oggi non vince il più forte ma chi è più resiliente.”

Leggi qui l’intervista completa 

 

Valerio Pontarolo


Novembre 12, 2020
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Il Sistema Pontarolo rispetta i requisiti CAM


Con l’entrata in vigore del nuovo Codice appalti, con il decreto 11 ottobre 2017 sono stati aggiornati i Criteri Ambientali Minimi, i cosiddetti CAM, per l’affidamento di servizi di progettazione e per i lavori di nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione di edifici pubblici.

Inoltre con l’avvento del Superbonus del Decreto Rilancio, questi criteri vengono applicati a qualsiasi lavoro ove si richieda il bonus fiscale, quindi non solo per i lavori pubblici, ma anche privati, sia per ecobonus che sismabonus.

Qui potete scaricare il decreto 11 Ottobre 2017 sui CAM

Gli elementi del SISTEMA PONTAROLO, tra cui CLIMABLOCK®, ISOLCUPOLEX®, SPYROGRIP®, KALDO® e CUPOLEX®, rispettano pienamente i requisiti necessari previsti dal decreto CAM e riportati qui di seguito.


Scarica qui la nostra Dichiarazione CAM


I criteri ambientali minimi necessari per i materiali isolanti

Per quanto riguarda i materiali isolanti, come quelli usati per il cappotto termico o come i casseri in Polistirolo CLIMABLOCK®, devono essere rispettati i seguenti criteri elencati al paragrafo 2.4.2.9 :



  • non devono essere prodotti utilizzando ritardanti di fiamma che siano oggetto di restrizioni o proibizioni previste da normative nazionali o comunitarie applicabili;
  • non devono essere prodotti con agenti espandenti con un potenziale di riduzione dell’ozono superiore a zero;
  • non devono essere prodotti o formulati utilizzando catalizzatori al piombo quando spruzzati o nel corso della formazione della schiuma di plastica;
  • se prodotti da una resina di polistirene espandibile gli agenti espandenti devono essere inferiori al 6% del peso del prodotto finito;

  • se costituiti da lane minerali, queste devono essere conformi alla nota Q o alla nota R di cui al regolamento (CE) n. 1272/2008 (CLP) e s.m.i. (29);
  • se il prodotto finito contiene uno o più dei componenti elencati nella tabella presente nel decreto allora questi devono essere costituiti da materiale riciclato e/o recuperato secondo le quantità minime indicate, misurato sul peso del prodotto finito. (in particolare per il Polistirene espanso la quantità prevista deve rientrare tra il 10% ed il 60%.).


Gli elementi del SISTEMA PONTAROLO, tra cui ISOLCUPOLEX®, il cappotto SPYROGRIP® e KALDO® sono prodotti in Twinpor®, una speciale formula di Polistirene espanso (EPS), e hanno recentemente ottenuto una certificazione di prodotto la quale attesta un contenuto di materiale riciclato maggiore o uguale al 10% in peso.


Scarica qui la certificazione di prodotto per i nostri prodotti in EPS

Mentre i blocchi cassero CLIMABLOCK®, sempre prodotti in Twinpor®, hanno ottenuto la prestigiosa Dichiarazione EPD, cioè una dichiarazione di prodotto di Tipo III (conforme alla norma UNI EN 15804 e ISO 14025).


Scarica qui la Dichiarazione EPD


I criteri ambientali minimi per materie plastiche

Per quanti riguarda i componenti in materie plastiche invece, deve essere rispettato il seguente criterio secondo il paragrafo 2.4.2.6 del D.M.:

  • Il contenuto di materia riciclata o recuperata deve essere pari ad almeno il 30% in peso valutato sul totale di tutti i componenti in materia plastica utilizzata.

Tutti i prodotti in plastica della Pontarolo Engineering, in particolare tutti i casseri per i vespai areati, sono da sempre interamente in materiale riciclato. L’etica aziendale infatti è sempre stata quella dell’economia circolare e della salvaguardia ambientale andando ad utilizzare quasi esclusivamente plastica proveniente da post consumo (raccolta differenziata) e in piccola parte da pre-consumo (scarti industriali) in modo da ridurre così la materia plastica destinata a discariche o inceneritori. Anche questi prodotti hanno ottenuto una Certificazione di prodotto che ne attesta il totale contenuto di materiale riciclato.

È opportuno precisare che avere il 100% di materiale riciclato nei prodotti, valore ben superiore alla quantità richiesta dai CAM, consente di accedere ad una premialità in termini di punteggi nelle gare di appalto in quanto, nel bilancio globale dell’edificio infatti si andrà ad aumentare la percentuale di materia riciclata rispetto al totale.


Scarica qui la certificazione di prodotto per i nostri prodotti in Plastica

Ottobre 9, 2020
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Il Superbonus 110% per l’efficientamento energetico degli edifici poco isolati rivoluzionerà a breve il nostro patrimonio edilizio.

In Italia quasi tutti gli edifici non sono attualmente isolati o sono caratterizzati da un isolamento termico inferiore a quanto richiesto dai Decreti legislativi 192/05 e 311/2006, ma anche dalla Legge 10/91.

Grazie alle detrazioni fiscali del 110% – il famoso Superbonus – il Decreto Rilancio consentirà finalmente di riqualificare il patrimonio edilizio intervenendo su tutti gli elementi degli edifici a contatto con l’esterno: copertura, facciate e pavimenti contro terra o soprastanti a locali freddi (ad esempio autorimesse




I pavimenti possono essere oggetto della detrazione fiscale prevista dal Superbonus 110%, anche se notevoli distinzioni si debbono fare tra le demolizioni con ricostruzione e le ristrutturazioni. Infatti le demolizioni con ricostruzione non presentano solitamente particolari vincoli in quanto l’edificio risultante è di fatto una nuova costruzione. Nel caso invece si mantenga la struttura esistente e si vada ad intervenire su di essa, molti sono i vincoli specifici dovuti alle caratteristiche dell’edificio esistente.

Intervenire sui pavimenti è più complesso in quanto gli spessori sono ridotti, le quote sono fisse per ottenere l’abitabilità, spesso non vi è la possibilità di scavare, quindi il proprietario e il professionista sono obbligati a scegliere tra l’isolamento e la realizzazione di un vespaio aerato finalizzato all’eliminazione dell’umidità di risalita.



Isolcupolex, il vespaio aerato già isolato termicamente, consente di ridurre drasticamente lo spessore del pavimento, evitando di dover scegliere tra isolamento termico e vespaio aerato.

Se si hanno a disposizione 17 cm ad esempio, con Isolcupolex si potrebbe realizzare un vespaio da 2,5 cm, un isolamento termico da 8,5 cm e una cappa in cemento armato da 5 cm, opportunamente tirato con elicottero e quindi finito con piastrelle, resine o la superficie di finitura preferita. All’aumentare della profondità di scavo si può aumentare l’altezza e quindi l’efficacia del vespaio. Ad esempio se abbiamo 22 cm a disposizione, il vespaio può essere alto 7,5 cm. La tabella riportata qui sotto evidenzia le performances di isolamento termico (trasmittanza U) che aiutano a conseguire il Superbonus 110%.



Un pari vespaio tradizionale invece da 7,5 cm dovrebbe avere una cappa da 5 cm e quindi un isolante termico da 8 cm, massetto per distribuire il carico da 6-8 cm e piastrella. Il pacchetto risulta essere complessivamente 28-30 cm.

A parità di scavo il vespaio isolato con Isolcupolex può permettere di aumentare lo spessore del vespaio e/o dell’isolante termico senza rinunciare alla ventilazione del sottopavimento, avendo cioè un ambiente più salubre e al contesto isolare termicamente per godere dei benefici del Superbonus 110%.

Nel caso di demolizione con ricostruzione, l’utilizzo di Isolcupolex permette comunque di soddisfare i requisiti richiesti dal Decreto Rilancio e ottenere la detrazione fiscale al 110%, in quanto sono modulabili sia l’altezza del vespaio (fino a 2,5 m), sia lo spessore dell’isolamento.

Avere una casa isolata termicamente è importante, così come evitare di avere condensa di umidità: Isolcupolex, oltre a poter ridurre lo scavo a parità di prestazioni (isolamento e ventilazione), in più isola a cappotto la pavimentazione, lato freddo. A questo conseguono evidenti vantaggi termo igrometrici che garantiscono di non avere condensa interstiziale nelle varie stagioni dell’anno. Infine posare Isolcupolex riduce i tempi di costruzione, poiché equivale a realizzare due lavorazioni (vespaio e isolamento termico) in una.



Settembre 9, 2020
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Ecocasa 2020 – Pordenone 

PAD. 5 – HALL 5 – STAND 5.31 

Quest’anno abbiamo deciso di partecipare alla Fiera Ecocasa di Pordenone #ripatiamoassieme #ripartiamodallacasa

Parleremo di:

🔸 Edilizia Sostenibile
🔸 Risparmio Energetico
🔸 Ristrutturazione

Presentando tutte le nostre tecnologie e novità inerenti al Superbonus 110%. 

A tal proposito nella giornata di sabato 12 settembre alle ore 14.30 il dott. Ing. Valerio Pontarolo terrà un interessantissimo convegno trattando gli argomenti del momento: Ecobonus e Sismabonus.

Ci trovetere nella SALA INCONTRI ECOCASA – PAD.6
L’ Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti.

Titolo Convegno:

Super Ecobonus e Sismabonus 110% nel Decreto Rilancio: come sfruttare al meglio questa imperdibile occasione

L’aliquota della detrazione fiscale è stata potenziata al 110% per specifici interventi di riqualificazione energetica – ECOBONUS, di riduzione del rischio sismico – SISMABONUS, fotovoltaico e colonnine di ricarica di veicoli elettrici.

• Chi ne può usufruire?
• Quali sono gli interventi ammessi?
• Come funzionano lo sconto in fattura e la cessione del credito?

 

Seguirà la presentazione della Piattaforma SW di Ecobonusitalia da parte dell’ Ing. Flavio Terzi: l’innovativa piattaforma online che assiste clienti, professionisti ed imprese, dall’idea iniziale della committenza fino al completamento dei progetti legati al Superbonus 110%.

Per accedere alla Fiera e partecipare al Convegno sarà sufficiente registrarsi cliccando qui 

Alle 17.00 il geom. Paolo Sartori di Class Design parlerà invece di:

Come costruire la tua casa chiavi in mano in Classe A4 in tempi e costi certi.

Un’analisi delle tecnologie costruttive ed impiantistica atte alla realizzazione di case salubri, dotate di massimo confort abitativo, in grado di avere bassissimi consumi energetici per un concreto risparmio economico. 

Vi aspettiamo numerosi.

 


SEDE LEGALE ITALIA

San Vito al Tagliamento

La PONTAROLO ENGINEERING S.p.a. è un’ azienda che da oltre 55 anni opera nel settore delle costruzioni.
+39 0434 857010

www.pontarolo.com

info@pontarolo.com

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